Le Lezioni Essenziali per il Comune Credente della Comunità
Il libro "Le Lezioni Essenziali per il Comune Credente della Comunità" scritto dal Shaykh ʿAbd al-ʿAzīz bin ʿAbd Allāh bin Bāz, Allāh abbia misericordia di lui, è un'epistola concisa di grande beneficio, redatta dall'imam affinché sia una provvista di sapienza per i credenti comuni. In essa, ha affrontato i fondamenti della religione e i suoi pilastri, dal monoteismo, la fede e l'Islam, fino alle norme della purificazione e della preghiera, all'etica dell'Islam e all'illustrazione dei pericoli dell'idolatria e dei peccati, con uno stile semplice e chiaro, basato sul Libro Sacro e sulla…
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Le Lezioni Essenziali per il Comune Credente della Comunità
Autore: sua eminenza, il sapiente, l'erudito
ʿAbd al-ʿAzīz bin ʿAbd Allāh bin Bāz
Allāh abbia misericordia di lui.
Introduzione dell'autore
Lode ad Allāh, Signore del creato. Invero, il buon esito è riservato ai timorati. Che Allāh conceda la preghiera e la pace al Suo Servo e Messaggero, il nostro Profeta Muḥammad, alla sua Famiglia e a tutti i suoi Compagni.
In prosieguo:
Queste sono parole concise che spiegano parte di ciò che la gente comune deve conoscere riguardo alla religione islamica; le ho intitolate [in questo libro]: "Le Lezioni Importanti per la Gente Comune della Comunità".
Chiedo ad Allāh di rendere quest'opera benefica ai musulmani e di accettarla da parte mia. In verità, Egli è il Munifico, il Nobile.
ʿAbd al-ʿAzīz bin ʿAbd Allāh bin Bāz Le Lezioni Importanti per la Gente Comune della Comunità [1] [1] "Majmūʿ fatāwā wa maqālāt mutanawwiʿa" (3/288-298).
Prima lezione: Sūrat al-Fātiḥa e le sure brevi [del Corano]
Sūrat al-Fātiḥa e quanto sarà possibile trattare–dalla Sura al-Zalzalah alla Sura al-Nās– delle sūre brevi, tramite l'insegnamento orale, la correzione della lettura, la memorizzazione e la spiegazione di ciò che è necessario comprendere.
Seconda lezione: I pilastri dell'Islam
L'esposizione dei cinque pilastri dell'Islam, e il primo, che è il più importante di essi: La testimonianza che non vi è altra divinità all'infuori di Allāh (Lā ʾilāha ʾillā Llāh), e che Muḥammad è il Messaggero di Allāh (Muḥammad Rasūl Allāh), con la spiegazione dei suoi significati, insieme all'esposizione delle condizioni di "non v'è alcuna divinità all'infuori di Allāh".E il suo significato è: "non v'è alcun dio", ossia la negazione di tutto ciò che è adorato oltre ad Allāh. "All'infuori di Allāh" è per attestare l'adorazione ad Allāh, unicamente e senza consoci. Quanto ai requisiti necessari della testimonianza che non vi è divinità all'infuori di Allāh (Lā ʾilāha ʾillā Llāh), essi sono: la conoscenza che si oppone all'ignoranza, la certezza che si oppone al dubbio, la sincerità che nega l'idolatria, la veridicità che si oppone alla menzogna, l'amore che si oppone all'odio, la sottomissione che si oppone all'abbandono, l'accettazione che si oppone al rifiuto, oltre al rinnegamento di tutto ciò che è adorato all'infuori di Allāh. Questi sono stati riassunti nei due versi seguenti:
"Sapere, Certezza, Sincerità, Veridicità con Amor Sottomissione e Accettazione di lor L’ottava aggiungi: il rifiuto da te Di ciò che adorato all’infuori di Lui è stato, in fé".
Oltre alla spiegazione della testimonianza che Muḥammad è il Messaggero di Allāh (Muḥammad Rasūl Allāh), e di ciò che essa comporta: credere in ciò che ha riferito, la Sua obbedienza in ciò che ha ordinato, evitare ciò che ha proibito e da cui ha avvertito, e non adorare Allāh se non tramite ciò che ha legiferato Allāh—il Possente, il Maestoso—e il Suo Messaggero ﷺ (Allāh conceda in suo favore la preghiera e la pace). Poi si illustra allo studente i restanti dei cinque pilastri dell'Islām, ovvero: la preghiera, l'imposta purificatoria, il digiuno di Ramadān e il Pellegrinaggio alla Sacra Casa di Allāh, per chi ne abbia la possibilità.
Terza lezione: I pilastri della fede
Essi sono sei: credere in Allāh, nei Suoi angeli, nei Suoi libri, nei Suoi Messaggeri e nel Giorno del Giudizio, e credere nel destino, sia nel bene che nel male, da parte di Allāh, Sia elevato.
Quarta lezione: Le categorie [dell'attestazione] di Unicità [divina] e dell'idolatria
Spiegazione delle categorie [dell'attestazione] dell'Unicità [divina], che sono tre: Unicità nella Signoria (Tawḥīdu r-Rubūbiyyah), Unicità nella Deità (Tawḥīdu l-Ulūhiyyah), e Unicità nei Nomi e Attributi (Tawḥīdu l-Āsmāʾ wa Aṣ-Ṣifāt).
1- L'Unicità nella Signoria: ovvero, credere che Allāh, gloria a Lui, sia il Creatore di ogni cosa e Colui che governa ogni cosa, senza alcun consocio in tutto ciò.
2- L'Unicità nella Deità: ovvero, il credere che Allāh (Gloria a Lui) è Colui che viene adorato di diritto, senza alcun consocio in ciò, e questo è il significato di "Lā ilāha illā Allāh", poiché il suo significato è: non vi è alcun adorato di diritto all'infuori di Allāh. Pertanto, tutti gli atti di adorazione, come la preghiera, il digiuno e altri ancora, devono essere dedicati in culto esclusivo ad Allāh, unicamente, e non è consentito rivolgere alcunché di questi atti ad altri all'infuori di Lui.
3- L'Unicità dei Nomi e degli Attributi: ossia la fede in tutti i Nomi e gli Attributi di Allāh menzionati nel Nobile Corano o nei detti profetici autentici, attestandoli solo ad Allāh, nel modo che Gli si addice, Gloria a Lui, senza alterazione (taḥrīf), né negazione (ta'ṭīl), né definendo la modalità (takyīf), né similitudine (tamthīl), in conformità con la parola di Allāh, gloria a Lui: "Di': «Egli è Allāh, l'Unico. Allāh è l'Assoluto! Mai generò, né fu generato, né ha pari alcuno»". [Sūrat al-Ikhlās: 1-4]. E la parola di Allāh—il Possente, il Maestoso—: "Nulla è simile a Lui. Ed Egli è l'Audiente, il Veggente" [Sūrat ash-Shūrā: 11]. Alcuni studiosi hanno ridotto (le categorie dell'Unicità divina) a due soli tipi, includendo l'Unicità dei Nomi e degli Attributi nell'Unicità della Signoria. Ad ogni modo, non c'è alcuna disputa su questo punto, poiché l'intento è chiaro in entrambe le suddivisioni.
Invece, le categorie dell'idolatria (shirk) sono tre: idolatria maggiore, idolatria minore e idolatria occulta.
L'idolatria maggiore comporta l'annullamento delle opere e la permanenza eterna nel Fuoco per chiunque muoia in questo stato, come disse Allāh, Sia elevato: "Ma se fossero divenuti idolatri, si sarebbero vanificate le opere loro" [Sūrat al-Anʿām: 88]. E disse [Allāh], gloria a Lui: "Non spetta agli idolatri frequentare le moschee di Allāh mentre sono testimoni della loro stessa miscredenza: di costoro saranno vanificate le opere e nel Fuoco permarranno" [Sūrat at-Tawbah: 17]. E [l'idolatria comporta] che colui che muore in tale condizione non sarà perdonato, e il Paradiso gli sarà proibito, come disse Allāh—il Possente, il Maestoso—: "Invero, Allāh non perdona che Gli si associ alcunché, e perdona all'infuori di questo a chi vuole. E chi attribuisce consoci ad Allāh, ha davvero foggiato una colpa enorme" [Sūrat an-Nisāʾ: 48]. E disse, gloria a Lui: "Invero a chi attribuisce consoci ad Allāh, certamente Allāh proibirà il Paradiso e la sua dimora sarà il Fuoco, e gli iniqui non avranno soccorritori" [Sūrat al-Māʾidah: 72].
E tra i tipi di idolatria vi è l'invocare i defunti e gli idoli, chiedere loro soccorso, fare voti per loro, immolare a loro favore, e cose simili.
L'idolatria minore: è ciò che i testi del Libro o della definiscono come idolatria, ma che non appartiene al genere dell'idolatria maggiore; come l'ostentazione in alcune azioni, giurare per altri che Allāh, oppure dire: "Che sia ciò che Allāh ha voluto e tal dei tali ha voluto", e affermazioni simili; in base alle parole del Profeta ﷺ: «Ciò che maggiormente temo per voi è l’idolatria minore». E interrogato al riguardo, disse: «[Intendo] l’ostentazione» [2]. Lo hanno riportato l'Imām Aḥmad, at-Ṭabarānī e al-Bayhaqī, da Maḥmūd ibn Labīd al-Anṣārī—che Allāh sia soddisfatto di lui—con una catena di trasmissione buona. E lo ha riportato anche at-Ṭabarānī con catene di trasmissione buone da Maḥmūd ibn Labīd, a sua volta da Rāfiʿ ibn Khadīj, a proposito del Profeta ﷺ. [2] Riportato dall'Imām Aḥmad (5/428), at-Tabarānī in "Al-Kabīr" (4/338), al-Bayhaqī in "Ash-Shuʿab" (14/355), disse in "Majmaʿ Az-Zawāʾid" (1/121): "Riportato da Aḥmad, e i suoi trasmettitori sono quelli del Ṣaḥīḥ".
E disse [il Profeta] ﷺ: «Chi giura su qualcosa all'infuori di Allāh sarà caduto in idolatria» [3]. Riportato dall'Imām Aḥmad con una catena di trasmissione autentica, dal detto riferito da ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, Allāh si compiaccia di lui. Riportato Abū Dāwūd e at-Tirmidhī con una catena di trasmissione autentica, dal detto profetico narrato da Ibn ʿUmar, Allāh si compiaccia di lui e del padre, che il Profeta ﷺ disse: «Chi giura su altri che Allāh sarà caduto in miscredenza o idolatria» [4]. E le sue parole ﷺ: «Non dite: "Quel che Allāh ha voluto e quel che quel tale ha voluto", ma dite piuttosto: "Quel che Allāh ha voluto, poi ciò che il tale ha voluto"» [5]. Riportato da Abū Dāwūd con una catena di trasmissione autentica, da Ḥudhayfah ibn al-Yamān, che Allāh si compiaccia di lui. [3] Riportato dall'Imām Aḥmad (1/47). [4] Riportato da Abū Dāwūd (n. 3251) e at-Tirmidhī (n. 1535). [5] Riportato da Abū Dāwūd (n. 4980), Aḥmad (5/ 384).
Questo genere non comporta l'apostasia, né comporta la permanenza eterna nel Fuoco, ma si oppone alla perfezione obbligatoria del monoteismo.
La terza tipologia: l'idolatria occulta; la sua evidenza è contenuta nelle parole Profeta ﷺ: «Volete che vi informi su ciò che maggiormente temo per voi più del Messia ingannatore (al-Masīḥ ad-Dajjāl)?» Risposero: «Certamente, o Messaggero di Allāh». Disse: «L'idolatria nascosta: un uomo si alza e prega, e abbellisce la sua preghiera poiché nota lo sguardo di un altro uomo che lo osserva» [6]. Riportato dall'Imām Aḥmad nel suo Musnad, da Abū Saʿīd al-Khudrī, che Allāh sia compiaciuto di lui. [6] Riportato da Ibn Mājah (n. 4204) e l'Imām Aḥmad (3/ 30).
Ed è anche possibile suddividere l'idolatria in due soli tipi:
maggiore e minore. Quanto all'idolatria occulta, essa invece, li comprende entrambi, poiché si manifesta nell'idolatria maggiore, come nel caso dell'idolatria degli ipocriti; in quanto essi celano le loro false credenze, e mostrano esteriormente l'Islam per ostentazione e per timore per sé stessi.
E si manifesta anche nell'idolatria minore, come nel caso dell'ostentazione, così come citato nel precedente detto profetico narrato da Maḥmūd ibn Labīd al-Anṣārī e nel precedente detto profetico narrato da Abu Saʿīd. E Allāh è il Garante del successo.
Quinta lezione: l'Eccellenza (Iḥsān)
Il pilastro dell'Eccellenza, ossia adorare Allāh come se Lo vedessi, ché in verità, anche se tu non Lo vedi, Egli vede te.
Sesta lezione: le condizioni della Preghiera rituale (salāt)
Questi sono nove:
L'Islam, la ragione, il discernimento, la rimozione dello stato di impurità rituale, l'asportazione dell'impurità, la copertura delle parti intime, l'ingresso dell'orario di preghiera, l'orientamento verso la Qiblah (direzione di preghiera) e l'intenzione.
Settima lezione: i pilastri della preghiera
Essi sono quattordici:
La postura eretta per chi ne possiede la capacità, l'ingresso nella preghiera con la formula di inizio (takbīratu l-iḥrām), la recitazione di Sūrat al-Fātiḥah, l'inchino (rukūʿ), il ritornare ritti dopo l'inchino, la prosternazione (sujūd) sulle sette membra, il sollevarsi dalla prosternazione, la seduta tra le due prosternazioni, la tranquillità in tutti le posture di preghiera, l'ordine tra i pilastri, l'attestazione (tashahhud), la seduta durante l'attestazione, l'invocazione della preghiera sul Profeta ﷺ e i due saluti conclusivi (taslīm).
Ottava lezione: gli atti obbligatori della preghiera
E questi sono otto:
Tutte le formule di takbīr (Allāhu Akbar), oltre a quella di apertura; pronunciare: "Samiʿa Llāhu li-man ḥamidah" (Allāh ascolta colui che Lo loda) per l'imam e per colui che prega da solo; pronunciare: "Rabbanā wa-laka-l-ḥamd" (Signor nostro, a Te appartiene la lode) per tutti; pronunciare: "Subḥāna Rabbiya-l-ʿAẓīm" (Gloria al mio Signore, il Magnifico) nell'inchino; pronunciare: "Subḥāna Rabbiya-l-Aʿlā" (Gloria al mio Signore, l'Altissimo) nella prosternazione; pronunciare: "Rabbi-ġfir lī" (Signor mio, perdonami) tra le due prosternazioni; il primo tashahhud (attestazione), e la seduta durante esso.
Nona lezione: La spiegazione dell'attestazione (tashahhud)
Questa consiste nel dire:
"At-taḥiyyātu li-Llahi, wa aṣ-ṣalawātu wa aṭ-ṭayyibāt, as-salāmu ʿalayka ayyuha an-nabiyyu wa-raḥmatu-Llahi wa barakātuhu, as-salāmu ʿalayna wa ʿalā ʿibādi Llahi aṣ-ṣāliḥīn, ʾašhadu allā ilaha illa Allah, wa ʾašhadu anna Muḥammadan ʿabduhu wa rasūluhu" (Tutti gli omaggi sono per Allāh, e così le preghiere e le cose pure. Che la pace sia su di Te, o Profeta, così come la misericordia di Allāh e le Sue benedizioni. Che la pace sia su di noi e sui servi devoti di Allāh. Testimonio che non vi è nessuna divinità degna di adorazione all'infuori di Allah, e testimonio che Muḥammad è Suo servo e Messaggero).
Dopodiché invoca benedizioni sul Profeta ﷺ e lo benedice, e dice: "Allāhumma ṣalli ʿalā Muḥammadin, wa-ʿalā āli Muḥammadin, kamā ṣallayta ʿalā Ibrāhīma wa-ʿalā āli Ibrāhīma, innaka Ḥamīdun Majīd. Wa bārik ʿalā Muḥammadin, wa-ʿalā āli Muḥammadin, kamā bārakta ʿalā Ibrāhīma, wa-ʿalā āli Ibrāhīma, innaka Ḥamīdun Majīd" (O Allāh, concedi benedizioni a Muḥammad e alla famiglia di Muḥammad, come concedesti benedizioni ad Abramo e alla famiglia di Abramo. In verità Tu sei Degno di lode, Glorioso. E benedici Muḥammad e la famiglia di Muḥammad, come benedicesti Abramo e la famiglia di Abramo. In verità Tu sei Degno di lode, Glorioso).
Poi chieda protezione ad Allāh nell'ultimo tashahhud (attestazione) dal castigo dell'Inferno, dal castigo della tomba, dalle prove della vita e della morte, e dalla prova del Dajjāl (il Falso Messia); dopodiché, scelga tra le invocazioni quella che desidera, in particolar modo quelle tramandate, come:
"Allāhumma aʿinnī ʿalā dhikrika wa shukrika wa ḥusni ʿibādatika. Allāhumma innī ẓalamtu nafsī ẓulman kathīran, wa lā yaghfiru adh-dhunūba illā anta, faghfirlī maghfiratan min ʿindika, wa arḥamnī innaka anta al-Ghafūru ar-Raḥīm" (O Allāh, aiutami a ricordarTi, a ringraziarTi e ad adorarTi nel migliore dei modi. O Allāh, in verità ho recato molto torto a me stesso e nessuno perdona i peccati all'infuori di Te; concedimi un perdono da parte Tua e abbi misericordia di me. In verità, Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso)".
Quanto al primo tashahhud, dopo le due testimonianze di fede ci si alza in piedi per la terza unità di preghiera (rakʿa) nel Zuhr, nel ʿAṣr, nel Maghrib e nel ʿIshāʾ. E se si recita l'invocazione di preghiera in favore del Profeta ﷺ, ciò è preferibile, in virtù della generalità dei detti profetici a riguardo; dopodiché ci si alza in piedi per la terza unità di preghiera.
Lezione decima: gli atti raccomandabili (sunan) della preghiera
Tra cui:
1- L'invocazione iniziale (istiftāḥ)
2- Posizionare il palmo della mano destra sulla sinistra, sul petto, durante la posizione eretta, prima e dopo l'inchino.
3- Sollevare le mani, con le dita unite e distese, all'altezza delle spalle o delle orecchie, durante la formula iniziale (takbīratu l-iḥrām), durante l'inchino, nel risollevarsi da esso, e quando ci si alza dal primo tashahhud per la terza unità di preghiera.
4- Le ripetizioni della glorificazione nell'inchino e nella prosternazione che si aggiungono oltre alla prima.
5- Ciò che si aggiunge oltre alla formula: "Rabbanā wa laka l-ḥamd" (Signore nostro, a Te la lode) dopo essersi alzati dall'inchino, e le ripetizioni che si aggiungono oltre alla prima nell'invocazione di perdono tra le due prosternazioni.
6- Tenere la testa in linea con la schiena durante l'inchino.
7- Tenere distanziate le braccia dai fianchi, l'addome dalle cosce e le cosce dalle gambe durante la prosternazione.
8- Sollevare gli avambracci dal suolo durante la prosternazione.
9- Sedersi sul piede sinistro disteso (a terra) mantenendo il piede destro eretto, ciò durante il primo tashahhud e tra le due prosternazioni.
10- Sedersi secondo la postura del "tawarruk" nel tashahhud finale della preghiera quaternaria e terzinale, ovvero: sedersi con il fondoschiena a terra, mettendo il piede sinistro sotto il destro e mantenendo il piede destro eretto.
11- Tenere disteso il dito indice nel primo e nel secondo tashahhud, dal momento in cui ci si siede fino alla fine del tashahhud, e muoverlo (leggermente) durante l'invocazione.
12 - Invocare la concessione della preghiera e la benedizione (da parte di Allāh) su Muḥammad e sulla famiglia di Muḥammad, e su Abramo e sulla famiglia di Abramo nel primo tashahhud.
13 - L'invocazione nell'ultimo tashahhud.
14- Recitare il Corano in maniera udibile nella preghiera del Fajr, nella preghiera del Venerdì (Jumuʿah), nella preghiera delle due Ricorrenze, nella preghiera di invocazione della pioggia, e nelle prime due unità della preghiera del Maghrib e del ʿIshāʾ.
15- Recitare [il Corano] a bassa voce nella preghiera del Zuhr e del ʿAsr, nella terza unità della preghiera del Maghrib, e nelle ultime due unità della preghiera del ʿIshaʾ.
16- [Qualsiasi] recitazione del Corano oltre a surat al-Fātihah, osservando inoltre i restanti atti/detti raccomandabili riportati per la preghiera, oltre a quanto abbiamo menzionato. Tra questi vi è: quanto si aggiunge alle parole dell'orante: "Rabbāna wa laka al-hamd" (Nostro Signore, a Te la lode), dopo essersi rialzati dall'inchino, per l'Imam [che dirige la preghiera], per chi prega dietro di lui e per chi prega singolarmente, poiché ciò è raccomandabile. Tra questi vi è anche: appoggiare le mani sulle ginocchia con le dita separate durante l'inchino.
Undicesima lezione: Atti che annullano la preghiera
Essi sono otto:
1- Parlare intenzionalmente, con consapevolezza e conoscenza [del fatto]; quanto a chi dimentica o ignora, la sua preghiera rituale non viene invalidata da ciò.
2- Ridere
3- Mangiare
4- Bere
5- L'esposizione delle parti intime legiferate (ʿawrah)
6- Deviare notevolmente dalla direzione di preghiera (qiblah).
7- Il movimento futile, frequente e consecutivo nella preghiera
8- L'annullamento della purificazione rituale
Lezione dodicesima: I requisiti necessari dell'abluzione minore
Questi sono dieci:
L'Islam, la ragione, il discernimento, l'intenzione, mantenere l'intenzione conforme allo stato [giuridico della purezza]: ovvero, che non si intenda interromperla fino al completamento della purificazione, non commettere ciò che richiede [nuovamente] l'abluzione, l'istinjāʾ (purificazione intima con acqua) o l'istijmār (purificazione intima senza acqua) prima di essa, la purezza dell'acqua utilizzata e la sua liceità, rimuovere ciò che impedisce l'arrivo dell'acqua alla pelle, e [infine] l'entrata dell'orario di preghiera per chi è in uno stato di impurità continuo (per incontinenza).
Lezione tredicesima: Atti obbligatori dell'abluzione minore
Questi sono sei:
Il lavaggio del viso, che include il risciacquo della bocca e del naso, il lavaggio degli avambracci fino ai gomiti compresi; il passaggio delle mani bagnate su tutta la testa, includendo le orecchie; il lavaggio dei piedi fino alle caviglie comprese; il rispetto di questo ordine [di esecuzione] e la continuità negli atti. È commendevole ripetere il lavaggio del viso, delle mani e dei piedi tre volte, e così pure il risciacquo della bocca e del naso, mentre [il numero di volte] obbligatorio è farlo almeno una singola volta. Per quanto riguarda il passaggio delle mani sulla testa, non è commendevole ripeterlo, come dimostrato dati detti profetici autentici.
Lezione quattordicesima: Gli atti invalidanti dell'abluzione minore (wuḍūʾ)
Questi sono sei:
Le emissioni dai due orifizi (anale e pubico), l'emissione abbondante e impura dal corpo, la perdita di coscienza a causa del sonno o altro; toccare i genitali con la mano, siano essi anteriori o posteriori, senza nulla che separi la la mano dalla pelle; mangiare carne di cammello e l'apostasia, che Allāh preservi noi e i musulmani da quest'ultima.
Avvertenza importante: Per quanto riguarda il lavaggio della salma, l'opinione corretta è che ciò non invalida l'abluzione, e questa è l'opinione della maggior parte degli studiosi per la mancanza di prove a riguardo. Tuttavia, se la mano di colui che esegue il lavaggio dovesse toccare le parti intime della salma, senza alcuna barriera, l'abluzione diventa obbligatoria.
Ed è obbligatorio per costui non toccare le parti intime del defunto se non attraverso una barriera. Allo stesso modo, toccare una donna non invalida l'abluzione in assoluto, sia che ciò avvenga con desiderio o senza desiderio, secondo la più corretta delle due opinioni degli studiosi, a meno che non fuoriesca qualcosa [a causa del piacere, ciò] poiché il Profeta ﷺ baciò alcune delle sue mogli e poi pregò senza fare l'abluzione.
Quanto al detto di Allāh, gloria a Lui, nei due versetti di sūrat an-Nisaʿ e al-Māʾidah: "[...] O aveste accostato le donne [...]" [Sura an-Nisāʾ: 43], [Sūrat al-Māʾidah: 6]. In questi [versetti] si intende il rapporto sessuale, ciò secondo la più corretta delle due opinioni degli studiosi, ed è anche l'opinione di Ibn ʿAbbas, che Allāh sia compiaciuto di entrambi, e di un gruppo [di sapienti] tra i predecessori e i successori. Allāh è Colui che concede il successo.
Lezione quindicesima: Atteggiarsi col comportamento corretto prescritto per ogni musulmano.
Tra questi: la veridicità, l'affidabilità, la castità, la pudicizia, il coraggio, la generosità, la lealtà, l'astensione da tutto ciò che Allāh ha proibito, trattare bene il vicinato, l'aiuto ai bisognosi secondo le proprie possibilità e altri valori la cui legittimità è indicata dal Corano o dalla tradizione profetica.
Lezione sedicesima: L'osservanza dell'etichetta islamica
Tra queste vi sono: il saluto, la giovialità, il mangiare e il bere con la mano destra, la menzione del Nome di Allāh all'inizio e la Sua lode al termine, la lode di Allāh dopo lo starnuto e l'invocazione di misericordia per chi starnutisce se questi loda Allāh, la visita al malato, il seguire i funerali per la preghiera e la sepoltura, l'etichetta islamica dell'entrata e uscita dalla moschea o da casa, durante il viaggio, e con i genitori, i parenti e i vicini, gli anziani e i più piccoli, le congratulazioni per il neonato, gli auguri di benedizione per il matrimonio, le condoglianze [ai parenti] del morto, e le altre buone maniere islamiche riguardanti l'abbigliamento, lo svestirsi e il calzare.
Lezione diciassettesima: L'avvertimento contro l'idolatria e i vari tipi di peccati.
E tra questi: i sette peccati capitali (distruttivi), che sono: associare ad Allāh; la magia; uccidere senza diritto un'anima che Allāh ha reso inviolabile; consumare l'usura; abusare dei beni degli orfani; la fuga nel giorno dell'offensiva; calunniare le donne caste, ignare e fedeli.
E tra questi anche: trattare male i genitori, rompere i legami di parentela, la falsa testimonianza, i falsi giuramenti, arrecare danno al vicino, commettere oltraggio alle persone nelle loro vite, nei beni e nell'onore, il consumo di bevande inebrianti, il gioco d'azzardo, la maldicenza, la calunnia, e altro ancora tra ciò che Allāh–il Potente e Maestoso–o il Suo Messaggero ﷺ hanno proibito.
Lezione diciottesima: la preparazione del defunto, la preghiera funebre e la sepoltura
Ed ecco i dettagli di tutto ciò:
1- È prescritto fare pronunciare all'assistito "La ilāha illa Allāh" (Non vi è divinità all'infuori di Allāh) in base al detto del Profeta ﷺ: «Esortate i vostri morti (moribondi) ad attestare: "La ilāha illa Allāh" (Non vi è divintà all’infuori di Allāh)» [7], riportato da Muslim nel suo "Ṣaḥīḥ". E ciò che si intende per "morti" in questo detto profetico sono i moribondi, ovvero coloro che sono in punto di morte. [7] Riportato da Muslim (n. 916-917).
2- Una volta accertata la morte, vengano chiusi gli occhi del morto e gli venga legata la mascella, in virtù di quanto riportato a riguardo nella Tradizione profetica.
3- È obbligatorio il lavaggio del defunto musulmano, a meno che non sia un martire morto in battaglia; in tal caso, non viene lavato né si prega per lui, bensì viene sepolto nei suoi abiti, poiché il Profeta ﷺ non lavò i caduti [nella battaglia] di Uḥud e non eseguì la preghiera funebre per loro.
Le sue parti intime devono essere coperte, poi deve essere sollevato leggermente e il suo addome premuto delicatamente. Quindi, chi esegue il lavaggio avvolga un panno o qualcosa di simile sulla propria mano e lo purifichi con esso. Poi gli faccia compiere l'abluzione (wuḍūʾ) prevista per la preghiera. Successivamente, lavi la sua testa e la sua barba con acqua e foglie di loto (sidr) o simili. Poi lavi il suo lato destro, quindi quello sinistro. Dopodiché, lo lavi allo stesso modo una seconda e una terza volta, passando ogni volta la mano sul suo addome. Se dovesse fuoriuscire qualcosa, lo lavi e ostruisca la parte [intima] con del cotone o qualcosa di simile. Qualora ciò non dovesse trattenerlo, utilizzi dell'argilla pura, oppure i moderni mezzi medici, come i cerotti o simili.
4- Modalità di lavaggio del defunto:
Si ripete la sua abluzione (wuḍūʾ) e, se non risulta pulito con tre lavaggi, si aumenta a cinque o a sette volte. Successivamente, lo si asciuga con un panno e si applica il profumo nelle varie pieghe del corpo e nei punti di prosternazione; e se lo si profuma interamente, è cosa buona. Si profumano i sudari con l'incenso (bukhūr). Se i baffi o le unghie sono lunghi, se ne rimuove una parte; tuttavia, se si tralascia ciò, non vi è problema. Non gli si pettinano i capelli, non si radono i peli della zona pubica e non lo si circoncide, per mancanza di prove a riguardo. Quanto alla donna, i suoi capelli vengono intrecciati in tre trecce e lasciati cadere dietro di lei.
5- Avvolgere il morto nel sudario
È preferibile che l'uomo sia avvolto in tre pezzi di stoffa bianca, che non includano una camicia o un turbante, come fu fatto con il Profeta ﷺ, avvolgendolo in essi completamente; e se viene avvolto in una tunica, un izār (veste inferiore) e una lifāfah (telo), non vi è alcun male.
Per quanto riguarda la donna, essa viene avvolta in un sudario composto da cinque vesti: un dirʿ (una tunica), un khimār (velo che copre la testa), un izār (un pezzo di stoffa avvolto intorno alla parte inferiore del corpo) e due teli. Il bambino, invece, viene avvolto in un sudario composto da una fino a tre vesti, mentre la bambina viene avvolta in una tunica e due teli.
Tuttavia, l'obbligo minimo per tutti si limita ad un solo indumento che copra interamente il defunto, ma se il defunto è in stato di iḥrām (stato di sacralità del Pellegrinaggio o Visita), allora viene lavato con acqua e foglie di loto (sidr), e viene avvolto nel suo izār e nel suo ridāʾ (come sudario) o in altro, e non gli viene coperta né la testa né il viso, e non viene profumato. Ciò poiché sarà resuscitato nel Giorno della Resurrezione pronunciando la talbiyah (formula rituale del Pellegrinaggio o Visita), come confermato dal detto autentico del Messaggero di Allāh ﷺ. Ma se la persona in stato di iḥrām è una donna, viene avvolta nel sudario come le altre, tuttavia non viene profumata, e non le viene coperto il viso con il niqāb né le mani con i guanti, bensì le si coprono il viso e le mani con il sudario in cui è stata avvolta, come spiegato in precedenza riguardo alla modalità dell'avvolgimento nel sudario della donna.
6- Le persone che hanno il maggior diritto di lavare il defunto, di eseguire la preghiera su di lui e di seppellirlo
Essi sono: il suo esecutore testamentario in ciò, poi il padre, poi il nonno, poi dal più prossimo al meno prossimo tra gli aventi diritto al residuo [dell'eredità], per quanto riguarda l'uomo.
E le persone che hanno maggior diritto per il lavaggio della donna sono: la sua esecutrice testamentaria, poi la madre, poi la nonna, quindi la parente più prossima e via di seguito tra le donne della sua famiglia. Ed è permesso ai coniugi che l'uno lavi l'altro; poiché [Abū Bakr] aṣ-Ṣiddīq, Allāh sia soddisfatto di lui, fu lavato da sua moglie, e poiché ʿAlī, Allāh sia soddisfatto di lui, lavò sua moglie Fāṭimah, Allāh sia soddisfatto di lei.
7- Descrizione della preghiera funebre:
Si pronunciano quattro takbīr (Allāhu Akbar): dopo il primo si recita sūrat al-Fātiḥa, e se con essa si recita una sūrah breve, o uno o due versetti, ciò è un bene, in base al detto profetico autentico riportato a riguardo da Ibn ʿAbbās, che Allāh sia soddisfatto di entrambi; dopo la pronuncia del secondo takbīr, si invoca la preghiera sul Profeta ﷺ, così come si esegue nel tashahhud; dopodiché si pronuncia il terzo takbīr, e si dice: "Allāhumma ighfir li-ḥayyinā wa mayyitinā, wa shāhidinā wa ghā'ibinā, wa ṣaghīrinā wa kabīrinā, wa dhakarinā wa unthānā. Allāhumma man aḥyaytahu minnā fa-aḥyihi ʿalā al-Islām, wa man tawaffaytahu minnā fa-tawaffahu ʿalā al-Īmān. Allāhumma ighfir lahu, wa arḥamhu, wa ʿāfihi, wa ʿfu ʿanhu, wa akrim nuzulah, wa wassiʿ mudkhalah, wa ighsilhu bi-al-mā' wa ath-thalji wa al-barad, wa naqqihi min al-khaṭāyā kamā yunaqqā ath-thawb al-abyad min ad-danas. Wa abdilhu dāran khayran min dārih, wa ahlan khayran min ahlih, wa adkhilhu al-jannah, wa aʿidhhu min ʿadhāb al-qabr, wa ʿadhāb an-nār, wa afsaḥ lahu fī qabrih, wa nawwir lahu fīh. Allāhumma lā taḥrimnā ajrahu wa lā tuḍillanā baʿdah" (Oh Allāh, perdona i nostri vivi e i nostri morti, i presenti e gli assenti, i piccoli e i grandi, i maschi e le femmine. O Allāh, chi hai mantenuto in vita tra noi, fallo vivere in base all’Islam, e chi farai morire, fallo morire nella fede. O Allāh, perdonalo e abbi misericordia di lui, concedigli sollievo e assolvilo, onora il suo luogo di dimora, amplia il suo ingresso [nella tomba], lavalo con acqua, neve e grandine, e purificalo dai peccati come si purifica la veste bianca dalla sozzura; dagli in cambio una dimora migliore della sua dimora, una famiglia migliore della sua famiglia, fallo entrare in Paradiso e proteggilo dal castigo della tomba e dal castigo del Fuoco, amplia per lui la sua tomba e illuminala per lui. O Allāh, non privarci della sua ricompensa e non farci deviare dopo di lui); ed infine si esegue il quarto takbīr e si esegue un solo saluto conclusivo a destra.
È commendevole alzare le mani per ogni takbīr. Nel caso il morto è una donna, si dice: "Allāhumma ghfir lahā [...]" (Oh Allāh, perdonala) e così via [al femminile]. E se i defunti sono due, si dice: "Allāhmma ghfir lahumā [...]" (Oh Allāh, perdona entrrambi) e così via [al femminile]. E al plurale, se i defunti sono più di due, si dice: "Allāhumma ghfir lahum [...]" (Oh Allāh, perdona loro). Se invece si tratta di un bambino, al posto della supplica per il suo perdono si dice: "Allāhumma ijʿalhu faraṭan wa dhukhran li-wālidayhi, wa shafīʿan mujāban. Allāhumma thaqqil bihi mawāzīnahumā, wa aʿẓim bihi ujūrahumā, wa alḥiqhu bi-ṣāliḥi salafi al-mu'minīn, wa ijʿalhu fī kafālati Ibrāhīma ʿalayhi aṣ-ṣalātu wa as-salām, wa qihi bi-raḥmatika ʿadhāba al-jaḥīm" (O Allāh, rendilo un precursore e un tesoro per i suoi genitori, e [rendilo] un intercessore la cui intercessione sia accolta. O Allāh, appesantisci tramite lui le loro bilance, accresci tramite lui le loro ricompense, annoveralo tra i pii predecessori dei credenti, ponilo sotto la tutela di Abramo, su di lui la preghiera e la pace, e proteggilo, con la Tua misericordia, dal castigo dell'Inferno).
Ciò che è raccomandabile [secondo la tradizione profetica] è il fatto che l'imam si posizioni all'altezza della testa dell'uomo e al centro della [salma] donna, e che l'uomo si trovi dalla parte dell'imam se vi sono più salme, mentre la donna dalla parte della Qiblah. Se con loro vi sono dei bambini, il bambino maschio viene anteposto alla donna, poi la donna e poi la bambina. La testa del bambino maschio si colloca in corrispondenza della testa dell'uomo e il centro della donna in corrispondenza della testa dell'uomo; e così per la bambina, la sua testa si colloca in corrispondenza della testa della donna e il suo centro in corrispondenza della testa dell'uomo. Gli oranti si pongono tutti dietro l'imam, a meno che non vi sia una persona sola che non trova posto dietro l'imam, nel qual caso si posiziona alla sua destra. "La Sunnah (pratica profetica) vuole che l’imam si ponga all’altezza della testa dell’uomo (defunto) e al centro della donna (defunta). Se i funerali sono più di uno, l’uomo (defunto) viene posto più vicino all’imam, mentre la donna viene collocata dalla parte della Qiblah. Se con loro ci sono anche dei bambini, il bambino maschio viene messo prima della donna, poi la donna, poi la bambina. La testa del bambino maschio sarà allineata con la testa dell’uomo (defunto), mentre il centro della donna (defunta) sarà allineato con la testa dell’uomo. Allo stesso modo, la testa della bambina sarà allineata con la testa della donna, e il suo centro sarà allineato con la testa dell’uomo. Tutti i fedeli che pregano si pongono dietro l’imam, a meno che uno di loro non trovi posto dietro l’imam, nel qual caso si pone alla sua destra."
8- Descrizione della sepoltura del defunto
È prescritto approfondire la tomba fino all'altezza della vita di un uomo, e che vi sia in essa una nicchia laterale in direzione della qiblah. Il defunto viene posto nella nicchia sul fianco destro, e si sciolgono i nodi del sudario, ma non si rimuovono, bensì si lasciano. Non si scopre il volto, sia che il defunto sia un uomo o una donna. Poi si sistemano i mattoni su di essa e li si fissa con argilla affinché stiano saldi e protegga [la salma] dalla terra. Se i mattoni non sono disponibili, si utilizza altro, come assi, pietre o legno che lo protegga dalla terra. Poi si versa la terra su di esso, ed è commendevole pronunciare in quel momento: "Bismil-Lāhi wa-ʿalā millati Rasūlil-Lāh (Nel nome di Allāh e secondo la dottrina del Messaggero di Allāh)". La tomba viene elevata della misura di un palmo, e vi si pongono sopra dei ciottoli se possibile, e la si innaffia con acqua.
È prescritto per coloro che seguono il corteo funebre soffermarsi presso la tomba e invocare per il defunto; poiché quando il Profeta ﷺ terminava di seppellire un defunto, si fermava presso la tomba e diceva: «Chiedete perdono per vostro fratello e invocate per lui la fermezza, ché in verità ora è interrogato» [8]. [8] Riportato da Abū Dāwūd (n. 3221) e al-Ḥākim (3/ 399).
9- È prescritto a chi non abbia eseguito la preghiera di eseguirla dopo la sepoltura.
Questo, poiché il Profeta lo ﷺ fece, a condizione che avvenga entro il limite di un mese di tempo o meno; se invece il periodo trascorso è superiore a ciò, non è più prescritta la preghiera presso la tomba, in quanto non è stato tramandato dal Profeta ﷺ che egli abbia pregato presso una tomba dopo un mese dalla sepoltura del defunto.
10- Non è lecito per i familiari del morto preparare del cibo per la gente [che viene a porgere le condiglionanze]; in base alle parole del nobile Compagno Jarīr ibn ʿAbd Allāh al-Bajalī, che Allāh Si compiaccia di lui: «Consideravamo il riunirsi presso la famiglia del defunto e la preparazione del cibo dopo la sepoltura come parte del "lamento per il defunto" (niyāḥah, che è illecita)» [9]. Trasmesso dall'imām Aḥmad con una buona catena di trasmissione, [9] riportato da Ibn Mājah (n. 1612) e l'Imām Aḥmad (2/204).
Quanto al preparare il cibo per loro [ossia la famiglia del defunto] o per i loro ospiti, non vi è nulla di male in ciò. Anzi, è prescritto che i parenti e i vicini preparino loro del cibo; poiché il Profeta ﷺ quando gli giunse la notizia della morte di Jaʿfar bin Abī Ṭālib–Allāh sia soddisfatto di lui–nello Shām, ordinò alla sua famiglia di preparare del cibo per la famiglia di Jaʿfar, e disse: «In verità, è sopraggiunto loro ciò che li tiene occupati» [10]. [10] Muslim in "al-Janāʾiz" (n. 976), an-Nasāʾī n "al-Janāʾiz" (n. 2034), Abū Dāwūd in "al-Janāʾiz" (n. 3234), Ibn Mājah in "Mā jāʾa fī al-Janāʾiz" (n. 1569), Aḥmad (2/441).
E non vi è problema per i familiari del defunto se invitano i loro vicini, o altri, a mangiare del cibo offerto loro in dono, e non vi è per questo un limite di tempo, in base quanto sappiamo dalla Legislazione.
11- Non è consentito alla donna osservare il lutto per un defunto per più di tre giorni, tranne che per il proprio marito.
Infatti, ella deve osservare il lutto per esso per la duata di quattro mesi e dieci giorni, a meno che non sia incinta, nel qual caso il lutto durerà fino al parto; poiché ciò è stabilito dalla Tradizione autentica del Profeta ﷺ.
Quanto all'uomo, non gli è lecito osservare il lutto per alcuno dei parenti o per altri.
12- È prescritta agli uomini la visita alle tombe di tanto in tanto affinché invochi per i defunti, chieda la misericordia su di loro e ricordi la morte e ciò che la seguirà;
in base alle parole del Profeta ﷺ: «Visitate le tombe, poiché vi ricorderanno dell’Aldilà» [11]. Questo detto è riportato da Muslim nel suo "Ṣaḥīḥ". [11] Riportato da Ibn Mājah (n. 1569), autenticato da al-Albānī.
Egli ﷺ insegnava ai suoi Compagni, quando visitavano le tombe, dire: «As-salāmu ʿalaykum ahla al-diyāri mina al-muʾminīna wa-al-muslimīna, wa-innā in shāʾa Allāhu bikum lāḥiqūna, nasʾalu Allāha lanā wa-lakumu al-ʿāfiyah, yarḥamu Allāhu al-mutaqaddimīna minnā wa-al-mustaʾkhirīn» (Pace su di voi, o abitanti delle dimore [delle tombe], tra i credenti e i musulmani. Se Allāh vuole, vi raggiungeremo. Chiediamo ad Allāh, per noi e per voi, l'integrità. Che Allāh abbia misericordia dei nostri predecessori e di coloro che seguiranno) [12]. [12] Riportato da Muslim (n. 975).
Quanto alle donne, non è lecito per loro visitare le tombe; perché il Messaggero ﷺ ha maledetto le donne che visitano le tombe, e perché si teme la loro visita rappresenti una forte prova e [si teme la loro] mancanza di pazienza. Allo stesso modo, non è permesso loro seguire i cortei funebri fino al cimitero; poiché il Messaggero ﷺ ha vietato loro ciò. Per quanto riguarda la preghiera per il defunto nella moschea, o nel luogo di preghiera, questa è un'azione prescritta per tutti, uomini e donne.
Con questo termina quanto è stato possibile redigere. Che Allāh conceda la preghiera e la pace al nostro Profeta Muḥammad, al suo Casato e ai suoi Compagni.
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