Due epistole concise riguardanti l'imposta purificatoria e il digiuno.
Il testo tratta i due precetti dell'imposta purificatoria e del digiuno, illustrandone le norme giuridiche e i benefici, con il richiamo ai diritti di Allāh nei confronti dei Suoi servi. Essa include la spiegazione delle norme dell'imposta purificatoria e delle tipologie di beni soggetti a tale obbligo, nonché le virtù del mese di Ramaḍān, le norme del digiuno e le relative pratiche raccomandate, con uno stile sapienziale che coniuga la fondazione sulle fonti normative e l'orientamento educativo.
Due brevi epistole sull'imposta purificatoria e sul digiuno,
scritti da Sua Eminenza, lo Shaikh,
ʿAbd al-ʿAzīz bin ʿAbd Allāh bin Bāz,
Allāh abbia misericordia di lui.
Prima epistola:
Questioni importanti riguardanti l'imposta purificatoria (zakāt)
In nome di Allāh, il Clemente, il Misericordioso.
La lode appartiene esclusivamente ad Allāh. Che la preghiera e la pace siano concesse in favore di colui dopo il quale non vi è profeta, sulla sua casata e sui suoi compagni. Dopodiché:
Invero, ciò che ha spinto alla stesura di queste parole è il consiglio sincero e il richiamo all'obbligo dell'imposta purificatoria, verso la quale molti musulmani si sono mostrati negligenti, non versandola secondo quanto prescritto, nonostante la sua grande importanza e il fatto che essa costituisca uno dei cinque pilastri dell'Islam, senza i quali la cui struttura non può ergersi; come affermò il Profeta ﷺ: «L’Islam è stato eretto su cinque [pilastri]: la testimonianza che non vi è alcun dio autentico all’infuori di Allāh e che Muḥammad è Messaggero di Allāh; assolvere la preghiera, il versamento dell'imposta purificatoria, il digiuno di Ramaḑān e il pellegrinaggio alla Sacra Casa»[1], detto concordemente autentico (tra al-Bukhārī e Muslim). [1] Riportato da al-Bukhārī (n. 8) e Muslim (n. 16).
L'obbligo dell'imposta purificatoria per i musulmani è una delle più manifeste virtù dell'Islam e della sua attenzione alle condizioni di coloro che vi aderiscono; ciò in ragione dei suoi numerosi benefici e dell'impellente necessità che ne hanno i poveri musulmani.
Infatti, tra i suoi benefici vi è il rafforzamento del legame di affetto tra l'abbiente e il bisognoso, poiché la natura umana è incline ad amare chi le è benevolo.
E tra questi vi sono la purificazione dell'anima e la sua crescita spirituale, nonché l'allontanamento da essa del carattere dell'ingordigia e dell'avarizia, come indicato dal nobile Corano nella parola di Allāh, Sia elevato: "Preleva [o Profeta] dai loro beni un'elemosina che li purifichi e li accresca [...]" [Sūrat at-Tawbah: 103].
E tra questi [benefici] vi è l'abituare il musulmano alla qualità della generosità, della magnanimità e della compassione verso colui che è bisognoso.
E vi è anche l'attrarre la benedizione, l'incremento e la compensazione da parte di Allāh, come disse Egli, Sia elevato: "E qualsiasi cosa abbiate elargito, Egli la compenserà. Egli è il Miglior Sostentatore" [Sūrat Sabaʾ: 39]. E disse il Profeta ﷺ in un detto autentico: "Disse Allāh: «Figlio di Adamo! Elargisci e Noi elargiremo per te...»"[2], oltre ad altri molteplici benefici ancora. [2] Riportato da Muslim (993).
Ed è giunto il severo avvertimento nei confronti di colui che si mostra avaro o è negligente nel versarla, disse Allāh, Sia elevato: "[...] E coloro che accumulano oro e argento e non li spendono sul sentiero di Allāh, annuncia loro un doloroso castigo. Il giorno in cui [i loro averi] saranno arroventati nel Fuoco della Gehenna e con essi saranno marchiate le loro fronti, i loro fianchi e i loro dorsi: «Ecco ciò che accumulavate per voi stessi! Gustate dunque ciò che andavate accumulando!»" [Sūrat at-Tawbah: 34 - 35]. Ogni patrimonio dal quale non venga versata l'imposta purificatoria è un tesoro per il quale il suo possessore verrà castigato nel Giorno della Resurrezione, come indicato dal detto autentico del Profeta in cui disse: «Non vi è alcun possessore di oro e argento che non versi il loro dovuto senza che, nel Giorno della Resurrezione, gli vengano trasformati in lamine di fuoco, che saranno arroventate nel fuoco dell'Inferno; con esse verranno marchiati il suo fianco, la sua fronte e la sua schiena. Ogni volta che si saranno raffreddate, gli saranno riportate, in un giorno la cui durata è pari a cinquantamila anni, finché non venga emesso il giudizio tra gli esseri umani. Allora vedrà la sua via: o verso il Paradiso, o verso l'Inferno». [3] Riportato da Muslim (n. 987).
Poi il Profeta ﷺ menzionò colui che possiede cammelli, mucche e capre che non adempie alla loro imposta purificatoria, e ha informato che sarà tormentato per mezzo di essi nel Giorno del Giudizio.
Ed è attestato in modo autentico che il Messaggero di Allāh ﷺ disse: «A colui cui Allah ha concesso una ricchezza e che non ne ha versato la zakāh, gli sarà rappresentato [nel Giorno della Resurrezione] un serpente velenoso calvo, con due macchie nere sugli occhi, che lo avvinghierà; quindi lo afferrerà per le guance, e dirà: “Io sono la tua ricchezza, io sono il tuo tesoro”». Poi il Profeta ﷺ recitò la parola di Allāh, Sia elevato: "E non pensino coloro che sono avari di ciò che Allāh ha donato loro del Suo favore che ciò sia un bene per loro, anzi è un male per loro: porteranno legato al collo ciò di cui sono stati avari nel Giorno della Resurrezione" [Sūrat ʾĀl ʿImrān: 180][4]. [4] Riportato da al-Bukhārī (n. 1338).
L'imposta purificatoria è obbligatoria su quattro categorie di beni: ciò che produce la terra, come i cereali e i frutti; il bestiame da pascolo; l'oro e l'argento; e i beni da commercio.
Ciascuna di queste quattro categorie ha un niṣāb (soglia minima per l'obbligo) determinato, al di sotto del quale l'imposta purificatoria non è dovuta. Il niṣāb per granaglie e frutti è di cinque awsāq (circa novecento chilogrammi). Il wasq (singolare di awsāq) corrisponde a sessanta ṣāʿ, secondo il ṣāʿ del Profeta ﷺ [quindi il niṣāb totale] per datteri, uva passa, grano, riso, orzo e simili è di trecento ṣāʿ secondo il ṣāʿ del Profeta. Tale ṣāʿ (circa tre chilogrammi) corrisponde a quattro manciate [piene] con le mani di un uomo di corporatura media, quando le sue mani sono colme.
L'obbligo in questo caso è di un decimo del raccolto, qualora le palme e le coltivazioni siano irrigate senza sforzo, come tramite le precipitazioni, i fiumi e le fonti.
Se invece l'irrigazione avviene con sforzo e costi, come tramite sistemi di estrazione dell'acqua e simili, l'obbligo è pari alla metà di un decimo, come è stato autenticamente riportato dal Messaggero di Allāh ﷺ.
E per quanto riguarda il niṣāb del bestiame da pascolo, ovvero cammelli, bovini e ovini, vi è una spiegazione dettagliata nei detti profetici autentici del Messaggero di Allāh ﷺ, e chi desidera approfondire ciò può interrogare i sapienti a riguardo. E se non fosse per l'intento di essere concisi, lo avremmo menzionato per completezza e utilità.
Per quanto riguarda il nisāb dell'argento, esso è di centoquaranta mithqāl (ossia 595 grammi circa), e il suo valore nella valuta monetaria in uso in Arabia Saudita è di cinquantasei Riyal.
Invece il nisāb dell'oro equivale a venti mithqal, il cui valore è di undici junayh sauditi e tre settimi di junayh, pari a novantadue grammi. L'imposta obbligatoria su di essi è di un quarto del decimo, [obbligatorio] per chi possieda il niṣāb di entrambi, o di uno di essi, a condizione che sia trascorso un ḥawl (anno di giacenza dal loro possesso).
Il profitto segue l'origine (il denaro da cui è stato ricavato), pertanto non necessita di un nuovo ḥawl, così come la prole del bestiame al pascolo segue la sua origine (che lo ha partorito) e non necessita di un nuovo ḥawl a sé stante, questo nel caso la sua origine abbia raggiunto il niṣāb.
Sono equiparate all'oro e all'argento le valute monetarie attualmente in uso, indipendentemente dalla loro denominazione, che sia dirham, dinār, dollaro o altro; l'imposta purificatoria diviene obbligatoria su di esse qualora il loro valore raggiunga il niṣāb dell'argento o dell'oro e sia trascorso un ḥawl.
Rientrano quindi nella medesima categoria delle valute monetarie anche i gioielli d'oro o d'argento che possiedono le donne, qualora raggiungano il niṣāb (soglia di imponibilità) e sia trascorso un ḥawl. Su di essi diviene infatti obbligatoria l'imposta purificatoria, anche se destinati all'uso personale o al prestito, secondo la più corretta delle due opinioni dei sapienti in merito, in virtù del significato generale della parola del Profeta ﷺ: «Non vi è possessore d'oro o d'argento che non versa la relativa imposta purificatoria, tranne che nel Giorno del Giudizio saranno predisposte per costui delle lastre di Fuoco» [5], fino al termine del detto profetico citato. [5] Riportato da Muslim (n. 987).
E in base a quanto è autenticato che il Profeta ﷺ vide sulla mano di una donna due bracciali d'oro e disse: «Versi l'imposta purificatoria di questi?». Ella rispose: «No». Egli disse: «Vorresti che Allāh ti cingesse con essi, nel Giorno della Resurrezione, come due bracciali di fuoco?». Allora ella li gettò via e disse: «Essi sono per Allāh e il Suo Messaggero»." [6] Riportato da Abū Dawūd (n. 1563), An-Nasā'ī (n. 2270), con una buona catena di trasmissione.
Ed è stato autenticamente riportato che Umm Salamah, Allāh sia soddisfatto di lei, la quale indossava degli ornamenti d'oro, chiese: “O Messaggero di Allāh, questo è considerato un tesoro [per cui essere puniti]?”. Egli rispose: «Ciò che raggiunge [un valore tale] per cui si deve versare l'imposta purificatoria, ed essa viene versata, codesto non è considerato un tesoro [per cui essere puniti]» [7]. E così altri detti profetici che fanno riferimento a questo concetto. [7] Riportato da Abū Dāwūd (n. 1564).
Quanto alle merci commerciali, ovvero i beni destinati alla vendita, esse vengono valutate alla fine dell'anno e si versa un quarto di decimo (2,5%) del loro valore, sia che il loro valore sia pari, superiore o inferiore al prezzo d'acquisto; sulla base del detto profetico di Samurah, che Allāh si compiaccia di lui, il quale disse: «Il Messaggero di Allāh ﷺ ci ordinava di versare l'imposta purificatoria su quello che disponevamo per la vendita» [8]. [8] Riportato da Abū Dāwūd (n. 1562).
Vi rientrano quindi anche i terreni destinati alla vendita, gli edifici, le automobili, i macchinari per l'estrazione dell'acqua e altri generi di merci destinate alla vendita.
Quanto agli edifici destinati alla locazione e non alla vendita, l'imposta purificatoria si applica ai loro canoni di locazione quando su di essi sia trascorso un ḥawl (anno di giacenza dal loro possesso); quanto agli edifici stessi, non è dovuta alcuna imposta purificatoria su di essi, poiché non sono destinati alla vendita. Analogamente, per le autovetture private e per quelle [destinate] al noleggio, non è dovuta l'imposta purificatoria su di esse se non sono destinate alla vendita, ma il loro proprietario le ha acquistate per l'utilizzo.
Qualora il proprietario di un'autovettura da noleggio–o altri [in situazione analoga]–possieda denaro che raggiunga il niṣāb, questi è tenuto a versarne l'imposta purificatoria quando su di esso sia trascorso un ḥawl, sia che lo voglia destinare alle spese, al matrimonio, all'acquisto di un immobile, al rimborso di un debito, o ad altri scopi; ciò in virtù della generalità degli indizi legiferati che indicano l'obbligo dell'imposta purificatoria per ciò che rientra in tale categoria.
E Il parere corretto tra quelli citati dai Sapienti è che il denaro dato in prestito non faccia decadere l'obbligo di versarne l'imposta purificatoria, per quanto precedentemente esposto.
Analogamente, i patrimoni degli orfani e degli interdetti [per infermità mentale] sono soggetti all'obbligo dell'imposta purificatoria secondo la maggioranza degli studiosi, qualora raggiungano il niṣāb e su di essi sia trascorso un ḥawl. I loro tutori sono quindi tenuti a versarla con l'intenzione a loro nome al completamento del ḥawl, in virtù della generalità degli indizi legiferati, come le parole del Profeta ﷺ nel detto profetico riportato da Muʿādh–che Allāh si compiaccia di lui–quando lo inviò agli abitanti dello Yemen: «Allāh ha prescritto su di loro un'elemosina sui loro beni, che sia prelevata dai abbienti tra loro e distribuita ai poveri tra loro» [9]. [9] Riportato da al-Bukhārī (n. 1395) e Muslim (n. 19).
L'imposta purificatoria è un diritto di Allāh: non è ammissibile favorire con essa chi non ne è meritevole, né che l'uomo tragga per sé un beneficio o allontani un danno [mediante essa], né che protegga con essa il proprio patrimonio o eviti con essa il biasimo. Al contrario, è obbligo del musulmano destinare la sua imposta purificatoria ai suoi legittimi beneficiari in quanto appartengono a tale categoria, non per altro scopo, con animo generoso e con sincera devozione ad Allāh in ciò; affinché la sua responsabilità sia estinta, e affinché egli meriti la magnifica ricompensa e la divina compensazione.
E invero Allāh, Sia elevato, ha chiarito nel Suo Nobile Libro le categorie dei beneficiari dell'imposta purificatoria. Infatti, disse Allāh, Sia elevato: "Invero le elemosine [obbligatorie] sono destinate ai poveri, ai bisognosi, agli addetti alla loro gestione, a coloro i cui cuori sono propensi [all'Islam], ai riscatti, ai debitori insolventi, per la causa di Allāh e per i viandanti. Un obbligo [imposto] da Allāh. E Allāh è Sapiente, Saggio" [Sūrat at-Tawbah: 60].
E nella conclusione di questo nobile versetto con questi due attributi divini grandiosi vi è un ammonimento da parte di Allāh–gloria a Lui– rivolto ai Suoi servi: Egli è il Sapiente (al-ʿAlīm) delle condizioni dei Suoi servi: chi tra loro è meritevole dell'elemosina e chi non lo è; ed Egli è il Saggio (al-Ḥakīm) nella Sua legge e nel Suo decreto, e pertanto non colloca le cose se non nei luoghi a loro appropriati, anche se a taluni possono sfuggire alcuni segreti della Sua saggezza, affinché i servi siano rassicurati riguardo alla Sua legge e si abbandonino al Suo ordinamento.
Chiediamo ad Allāh di concedere a noi e ai musulmani la giusta comprensione della Sua religione, la sincerità nel rapportarsi a Lui, l'accorrere verso ciò che Lo compiace, e l’incolumità dalle cause della Sua ira. In verità, Egli è l'Audiente, il Prossimo.
Che Allāh conceda la preghiera e la pace al Suo servo e Messaggero Muḥammad, e al Suo Casato e ai suoi Compagni.
Il Presidente Generale dei Dipartimenti di Ricerca Scientifica,
dei Responsi giuridici, della Predicazione e l'Orientamento religioso.
Sua Eminenza lo Shaykh: ʿAbd al-ʿAzīz bin ʿAbd Allāh bin Bāz
Seconda epistola
Il merito del digiuno di Ramaḍān e delle sue veglie di preghiera, con l'illustrazione di importanti disposizioni che potrebbero essere sconosciute ad alcuni.
Nel Nome di Allāh, il Clemente, il Misericordioso
Da ʿAbd al-ʿAzīz ibn ʿAbd Allāh Ibn Bāz, a chiunque dei Musulmani abbia modo di consultarlo. Che Allāh ci conduca sul sentiero della gente di fede, e ci guidi alla comprensione della Tradizione profetica e del Corano, Amīn!
Che la pace di Allāh sia su di voi, così come la misericordia di Allāh e le Sue benedizioni.
Or dunque: questa è una concisa esortazione riguardante il merito del digiuno del Ramaḍān e la veglia di preghiera in esso, nonché il merito della competizione in esso nelle opere pie, unitamente alla spiegazione di importanti precetti che potrebbero essere sconosciuti ad alcune persone.
Ed è stato autenticamente riportato che il Messaggero di Allāh ﷺ (Allāh conceda in suo favore la preghiera e la pace) era solito dare la lieta novella ai suoi Compagni dell'avvento del mese di Ramaḍān, informandoli che è un mese in cui le porte della Misericordia e le porte del Paradiso vengono aperte, mentre le porte dell'Inferno vengono chiuse e i diavoli vengono incatenati, infatti diceva: «Quando giunge la prima notte di Ramaḍān, vengono spalancate le porte del Paradiso e nessuna di esse viene richiusa, vengono chiuse le porte dell'Inferno e nessuna di esse viene riaperta, i demoni vengono incatenati, e un araldo annuncia: “O ricercatore del bene, accorri! O ricercatore del male, desisti!”. E Allāh libera [alcuni Suoi servi] dal Fuoco, e ciò accade ogni notte». [1] Riportato da at-Thirmidhī (n. 682) e Ibn Mājah (n. 1642).
E disse il Profeta ﷺ: «È giunto a voi il mese di Ramadhān, un mese di benedizione, durante il quale Allāh vi ricopre: fa scendere la Misericordia, cancella i peccati ed esaudisce le invocazioni. Allāh osserva la vostra competizione [nel bene] e si vanta di voi presso i Suoi angeli; mostrate dunque ad Allāh il meglio di voi stessi, poiché sventurato è colui che durante questo mese viene privato della misericordia di Allāh» [2]. [2] Riportato da at-Tabarānī in "Musnad" (n. 2238).
E disse anche il Profeta ﷺ: «Colui che digiuna il mese di Ramaḍān con fede e ricerca [della ricompensa divina], gli saranno perdonati i peccati commessi in precedenza. E colui che veglia durante Ramaḍān con fede e ricerca [della ricompensa divina], gli saranno perdonati i peccati commessi in precedenza. E colui che veglia la Notte del Decreto con fede e ricerca [della ricompensa divina], gli saranno perdonati i peccati commessi in precedenza» [3]. [3] Riportato da al-Bukhārī (n. 2014) e Muslim (n. 760).
E disse anche il Profeta ﷺ: «Disse Allāh: Ogni opera del figlio di Adamo è per lui: la buona azione è ricompensata da dieci a settecento volte, eccetto il digiuno. Esso, infatti, è rivolto a Me e sarò Io a darne la ricompensa. Egli abbandona il suo desiderio, il suo cibo e la sua bevanda per amor Mio. Per colui che digiuna vi sono due gioie: una gioia quando rompe il digiuno e una gioia quando incontra il suo Signore. E in verità, l'alito di chi digiuna è più gradito ad Allāh del profumo del muschio» [4]. [4] Riportato da Ibn Mājah (n. 1638).
E i detti profetici riguardo al merito del digiuno di Ramaḍān e delle sue veglie di preghiera, e al merito del digiuno in generale, sono molteplici.
È pertanto opportuno dunque che il credente colga questa opportunità, ovvero la grazia che Allāh gli ha concesso di raggiungere il mese di Ramaḍān; affrettandosi dunque alle opere di devozione, guardandosi dai peccati e adoperandosi nell'adempimento di ciò che Allāh gli ha prescritto, in particolare le cinque preghiere; esse sono infatti il pilastro dell'Islam e costituiscono il più grande degli obblighi dopo le due testimonianze di fede. È quindi dovere di ogni musulmano e di ogni musulmana preservarle, eseguirle nei loro tempi prescritti con riverenza e pacatezza.
E tra i suoi doveri più importanti per gli uomini vi è il suo adempimento in congregazione nelle dimore di Allāh, le quali ha permesso che fossero innalzate e dove il Suo Nome viene menzionato, come disse Allāh: "Assolvete la preghiera e versate l'elemosina purificatoria, e inchinatevi assieme a coloro che s'inchinano" [Sūrat al-Baqarah: 43]. E disse Allāh, Sia elevato: "Osservate con diligenza le preghiere e [in particolare] quella mediana, e volgetevi ritti ad Allāh, devotamente obbedienti" [Sūrat al-Baqarah: 238]. E disse [Allāh]: "In verità, avranno successo i credenti: coloro che nelle loro preghiere sono reverenti [...]" [Sūrat al-Muʾminūn: 1-2]. Finché disse: "[...] e coloro che assolvono le loro preghiere, quelli saranno gli eredi. Coloro erediteranno il Firdaws, ove permarranno eternamente" [Sūrat al-Mu'minūn: 9-11]. Il Profeta ﷺ disse: «Il patto che intercorre tra noi e loro è la preghiera: chi la tralascia, commette miscredenza» [5]. [5] Riportato da at-Thirmidhī (n. 2621) e Ibn Mājah (n. 1079).
E la prescrizione più importante dopo la preghiera è adempiere all'imposta purificatoria, come disse Allāh: «Eppure non fu loro comandato altro che adorare Allāh, rendendoGli un culto sincero, da monoteista puro, di assolvere l'orazione e di versare l'imposta purificatoria. Questa è la religione retta!» [Sūrat al-Bayyinah: 5]. E disse Allāh, Sia elevato: "Assolvete alla preghiera, versate l'imposta purificatoria e obbedite al Messaggero, affinché vi sia usata misericordia" [Sūrat an-Nūr: 56].
Il sublime Libro di Allāh e la Tradizione del Suo nobile Messaggero attestano che chi non versa l'imposta purificatoria sui propri beni ne sarà punito nel giorno della Resurrezione.
E la più importante delle questioni dopo la Preghiera e l'imposta purificatoria è il digiuno di Ramaḍān, uno dei cinque pilastri dell'Islām menzionati nelle parole del Profeta ﷺ: «L’Islam è stato eretto su cinque [pilastri]: la testimonianza che non vi è alcun dio autentico all’infuori di Allāh e che Muḥammad è Messaggero di Allāh; assolvere alla preghiera, il versamento dell'imposta purificatoria, il digiuno di Ramaḍān e il Pellegrinaggio alla Casa» [6]. [6] Riportato da al-Bukhārī (n. 8) e Muslim (n. 16).
È obbligatorio per il musulmano preservare il suo digiuno e la sua veglia da tutto ciò che Allāh gli proibito in fatto di parole e azioni. Poiché lo scopo del digiuno è l'obbedienza ad Allāh, Sia Egli glorificato, il rispetto di ciò che Egli ha reso sacro, e la lotta contro le proprie passioni in obbedienza al proprio Signore, abituandola alla pazienza verso ciò che Allāh ha proibito. Lo scopo quindi non è la semplice astensione dal cibo, dalle bevande e da tutto ciò che invalida il digiuno. E a proposito di questo concetto è stato autenticamente trasmesso dal Messaggero di Allāh ﷺ che disse: «Il digiuno è uno scudo; pertanto, quando uno di voi digiuna, non commetta atti osceni né gridi. E se qualcuno lo insultasse o cercasse di litigare con lui, che dica: "sono a digiuno"» [7]. Ed è autenticamente riportato che il Profeta ﷺ disse: «Chi non si astiene dalla parola falsa, dall'agire secondo essa e dall'ignoranza, Allāh non ha nessun bisogno che egli si astenga da cibo e bevande» [8]. Da questi e altri detti si evince dunque che è dovere del digiunante guardarsi da tutto ciò che Allāh gli ha proibito e osservare tutto ciò che Allāh gli ha imposto. Solo così si può sperare nel perdono, nella liberazione dal Fuoco e l'accettazione del digiuno e delle veglie di preghiera. [7] Riportato da al-Bukhārī (n. 1904) e al-Nasāʾī (n. 2537). [8] Riportato da al-Bukhārī (n. 1804) e Abū Dāwūd (n. 2362).
Vi sono questioni che possono sfuggire ad alcuni:
tra queste vi è che il dovere per il Musulmano è quello di digiunare con fede e speranza nella ricompensa, non per ostentazione o buona nomea, né per imitare la gente o per seguire la propria famiglia o i propri compaesani. Piuttosto, la motivazione che lo spinge al digiuno deve essere la sua fede nel fatto che è Allāh ad averlo reso obbligatorio, nonché la sua speranza nella ricompensa presso il suo Signore. Allo stesso modo, le veglie di Ramaḍān devono essere compiute dal musulmano con fede e speranza nella ricompensa, non per alcun altro motivo; ed è per questo che il Profeta ﷺ disse: «Colui che digiuna il mese di Ramaḍān con fede e speranza nella ricompensa, gli saranno perdonati i suoi peccati precedenti; e colui che veglia durante il mese di Ramaḍān con fede e speranza nella ricompensa, gli saranno perdonati i suoi peccati precedenti; e colui che veglia nella "Notte del Destino" con fede e speranza nella ricompensa, gli saranno perdonati i suoi peccati precedenti» [9]. [9] Riportato da al-Bukhārī (n. 2014) e Muslim (n. 760).
Tra le cose il cui giudizio può sfuggire ad alcuni: ciò che può capitare al digiunante come ferite, epistassi, vomito, o l'ingresso di acqua o liquidi in gola, involontariamente. Tutte ciò non invalida il digiuno. Ma chi vomita intenzionalmente, il suo digiuno è invalidato in base alla detto del Profeta ﷺ: «Chi è sopraffatto dal vomito non è tenuto al recupero [del giorno di digiuno], ma chi si provoca volontariamente il vomito è tenuto ad esso» [10]. [10] Riportato da at-Thirmidhī (n. 720) e Ibn Mājah (n. 1676).
E vi è altresì il caso del digiunante che ritarda l'abluzione maggiore fino a dopo il levarsi dell'alba, o quello di alcune donne che ritardano l'abluzione maggiore dopo la fine del mestruo o del puerperio fino a dopo il levarsi dell'alba, qualora si siano purificate prima dell'alba. In questo caso, essa è obbligata a digiunare, e non vi è alcun impedimento nel ritardare l'abluzione maggiore fino a dopo il levarsi dell'alba. Tuttavia, non le è concesso ritardarla fino al sorgere del sole, in quanto ha l'obbligo di eseguire l'abluzione maggiore per poter compiere la preghiera del Fajr [in orario], prima del sorgere del sole. Analogamente, la persona che si trova in stato di impurità maggiore non deve posticipare il lavaggio rituale fino a dopo il sorgere del sole; piuttosto, deve eseguire l'abluzione maggiore e compiere la preghiera del Fajr prima del levar del sole. Ed è obbligatorio per l'uomo affrettarsi a farlo, in modo da poter raggiungere la preghiera del Fajr in congregazione.
Tra le questioni che non invalidano il digiuno vi sono il prelievo di sangue e le iniezioni non a scopo nutritivo; tuttavia, è preferibile e più prudente posticipare ciò a dopo il tramonto, se possibile, per via del detto del Profeta ﷺ: «Lascia ciò che ti suscita dubbio per ciò che non ti suscita dubbio» [11]. [11] Riportato da at-Thirmidhī (n. 2518).
E così anche il suo detto ﷺ: «Chi evita le questioni dubbie ha preservato la propria religione e dignità» [12]. [12] Riportato da al-Bukhārī (n. 52) e Muslim (n. 1599).
Così come tra le questioni il cui verdetto giuridico è sconosciuto ad alcuni vi è la mancanza di quiete posturale (iṭmiʾnān) nella preghiera, sia essa obbligatoria o supererogatoria. I detti profetici autentici trasmessi dal Messaggero di Allāh ﷺ hanno indicato che la quiete posturale è un pilastro della preghiera, senza il quale non è considerata valida. Essa consiste nella tranquillità e nella concentrazione devota (khushūʿ) durante la preghiera, e nell'assenza di rapidità, [ossia con quiete] finché "ogni vertebra non torni al suo posto". Molte persone, durante il Ramaḍān, compiono la preghiera dei Tarāwīḥ in un modo privo di presenza e senza alcuna quiete posturale; anzi, la eseguono in modo precipitoso. Una preghiera eseguita in questo modo è considerata invalida, e chi la compie è peccatore e non ne riceve ricompensa.
E tra le questioni il cui giudizio giuridico può sfuggire ad alcuni vi è la convinzione che non sia permesso eseguire la preghiera di Tarāwīḥ con meno di venti unità di preghiera, o la convinzione di altri che non sia permesso superare le undici o le tredici unità di preghiera. Tutte queste sono convinzioni infondate, anzi, è un'inesattezza contraria alle prove.
E certamente i detti profetici autentici trasmessi dal Messaggero di Allāh ﷺ hanno dimostrato che la preghiera [della veglia] notturna è flessibile, e non ha un limite definito che non si possa contravvenire. Anzi, è stato confermato che egli ﷺ compiva di notte undici unità di preghiera, e talvolta ne compiva tredici, e talvolta ne compiva di meno, durante il Ramaḍān o in altri periodi. E quando gli fu chiesto riguardo alla preghiera [della veglia] notturna, disse: «[Si eseguono] due unità di preghiera alla volta; e allorché uno di voi tema l'avvicinarsi dell'alba, che preghi una sola unità di preghiera, la quale renderà un numero dispari [di unità] ciò che ha già pregato» [13]. Questo è un detto su cui vi è accordo [tra al-Bukhārī e Muslim] sulla sua autenticità. [13] Riportato da al-Bukhārī (n. 946) e Muslim (n. 749).
E [si noti che] non è stato specificato un numero determinato di unità di preghiera, né a Ramaḍān né in altri periodi, e per questo motivo i Compagni, al tempo di ʿUmar, che Allāh sia soddisfatto di lui, compivano talvolta ventitré unità di preghiera e talvolta undici. Tutto ciò è stato attestato a ʿUmar, che Allāh sia soddisfatto di lui, e dai Compagni all'epoca.
E alcuni dei pii predecessori pregavano durante il Ramaḍān trentasei unità di preghiera, e compivano la preghiera del Witr (ultima preghiera notturna) con tre [unità], mentre altri ancora ne pregavano quarantuno. Ciò è stato menzionato, riguardo a loro, da Shaykh al-Islām Ibn Taymiyyah e da altri sapienti, così come egli—Allāh abbia misericordia di lui—ha menzionato che la questione a riguardo è flessibile. Così come ha menzionato che è preferibile, per colui che prolunga la recitazione, l'inchino e la prosternazione, ridurre il numero [delle unità di preghiera]; mentre colui che abbrevia la recitazione, l'inchino e la prosternazione, è preferibile che egli aumenti il numero [delle unità]. Questo è il senso delle sue parole, Allāh abbia misericordia di lui.
Chi medita sulla Tradizione profetica comprende che la pratica migliore in tutto ciò è compiere undici o tredici unità di preghiera, sia durante Ramaḍān che in altri periodi; poiché ciò è conforme alla pratica del Profeta ﷺ nella maggior parte delle situazioni, ed è più agevole per i fedeli e più atto a favorire la concentrazione devota (khushūʿ) e la quiete posturale. E per chi ne aggiunge, non vi è alcun male né riprovazione, come menzionato in precedenza.
È preferibile, per chi prega guidato da un imam, nelle veglie di preghiera di Ramaḍān non congedarsi se non [quando conclude] l'imam; in base al detto del Profeta ﷺ: «L'uomo che prega con l'imam fino a quando questi si congeda, Allāh ascrive per lui la [ricompensa della] veglia di preghiera di una notte». [14] [14] Riportato da at-Tirmidhī (n. 806) e Abū Dāwūd (n. 1375).
Quindi è prescritto per tutti i musulmani l'impegno nei vari tipi di atti di culto in questo nobile mese, quali la preghiera supererogatoria, la lettura del Corano con riflessione e comprensione, l'abbondanza nella glorificazione di Allāh (subḥāna Llāh), nell'attestazione dell'unicità divina (lā ilāha illā Llāh), nella lode (al-ḥamdu li-Llāh), nella proclamazione della grandezza (Allāhu akbar), nella richiesta di perdono (astaghfiru Llāh), nelle suppliche conformi alla legge divina, nel comandare il bene e nel proibire il male, nell'invocazione ad Allāh, nel soccorrere i poveri e gli indigenti, nell'impegno zelante nella pietà filiale, nel mantenimento dei legami di parentela, nell'onorare il vicino, nel visitare il malato, e in altre forme di bene. Sulla base della parola del Profeta ﷺ nel detto profetico precedente: «Allāh guarda alla vostra competizione in esso (Ramaḍān) e si vanta di voi presso i Suoi angeli; mostrate dunque ad Allāh del bene a vostro proposito, poiché, in verità, lo sventurato è colui che viene privato della misericordia di Allāh in esso». [15] [15] Riportato da at-Tabarānī nel suo "Musnad" (n. 2238).
E in base a quanto è stato riportato che il Profeta ﷺ disse: «Chi in esso compie un atto, tra quelli del bene sarà come colui che adempie a un obbligo al di fuori di esso, e colui che in esso adempie a un obbligo sarà come colui che adempie a settanta obblighi al di fuori di esso» [16]. [16] Riportato da Ibn Khuzaymah nel suo "Ṣaḥīḥ" (n. 1887).
E per le sue ﷺ parole nel detto autentico: «Una ʿUmra (Visita rituale) durante Ramaḍān equivale a un Pellegrinaggio, o disse: un Pellegrinaggio con me» [17]. [17] Riportato da al-Bukhārī (n. 1863).
E i detti profetici e le narrazioni che fanno riferimento alla legittimità della competizione virtuosa nelle varie forme di bene durante questo nobile mese sono molteplici.
Ad Allāh chiediamo di concedere a noi e a tutti i musulmani il successo in tutto ciò in cui vi è il Suo compiacimento, e di accettare il nostro digiuno e le nostre veglie di preghiera, di riformare le nostre condizioni, e di proteggere tutti noi dalle fuorvianti tribolazioni. Come pure chiediamo a Lui, Sia glorificato, di riformare i governanti dei musulmani e di riunire la loro parola sulla Verità. Invero, Egli ne è Garante e Colui che ne ha potere.
Infine, che la pace sia su di voi, la misericordia di Allāh e le Sue benedizioni.