Il compendio della descrizione del Pellegrinaggio
Lode ad Allah, Signore del creato. Che le benedizioni e la pace siano sul nostro Profeta Muhammad, sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni. In prosieguo: questo è un breve trattato sulla procedura del Pellegrinaggio, in cui ci siamo impegnati a illustrare la maggior parte di quello che il pellegrino necessita. Ad Allah chiediamo di rendere quest'opera un atto sincero per il Suo Nobile Volto e che ne possa beneficiare la comunità dei musulmani. Introduzione
Il compendio della descrizione del Pellegrinaggio Lode ad Allah, Signore del creato. Che le benedizioni e la pace siano sul nostro Profeta Muhammad, sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni.
In prosieguo:
questo è un breve trattato sulla procedura del Pellegrinaggio, in cui ci siamo impegnati a illustrare la maggior parte di quello che il pellegrino necessita.
Ad Allah chiediamo di rendere quest'opera un atto sincero per il Suo Nobile Volto e che ne possa beneficiare la comunità dei musulmani.
Il comitato scientifico dell'associazione per la diffusione dei contenuti islamici in varie lingue
Introduzione
Primo: condizioni necessarie per l'accettazione dell'adorazione
L'adorazione non è accettata da Allah l'Eccelso se non in presenza di due condizioni:
1) La devozione esclusiva (ikhlās), che consiste nel rivolgere l'intenzione al Volto di Allah e all'Aldilà, come disse Allah l'Eccelso: "E non fu ordinato loro che adorare Allah, con devozione esclusiva a Lui nella religione, come monoteisti puri" [1]. [al-Bayyinah: 5] [1] Ossia: accorrere verso di Lui e la Sua adorazione, distogliendosi da tutto ciò che non sia Lui. ("Tafsir al-Sa'di", p. 538)
E disse il Profeta (ﷺ): «Invero, le azioni valgono secondo le intenzioni ed ogni uomo avrà secondo il suo intento» [2]. [2] Narrato da al-Bukhārī (n. 1) e Muslim (n. 1907).
2) Seguire il Profeta (ﷺ) nelle parole e nelle azioni. Infatti, disse il Profeta (ﷺ): «Chiunque introduca in questa nostra questione (l'Islam) qualcosa che non gli appartiene, ciò verrà respinto» [3]. Ed in un'altra versione: «Chi compie un operato non conforme alla nostra questione sarà respinto» [4]. [3] Narrato da al-Bukhārī (n. 2697) e Muslim (n. 1718). [4] Narrato da Muslim (n. 1718).
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Primo: le norme giuridiche inerenti ai "mawāqīt"
I "mawāqīt" (plurale di "mīqāt") sono i luoghi di confine designati dal Profeta (ﷺ) affinché coloro che intendono compiere il Pellegrinaggio o la ʿUmrah possano assumere il loro "iḥrām" (stato di sacralità).
Chiunque passi per uno di questi luoghi con l'intenzione di compiere il Pellegrinaggio o la ʿUmrah è obbligato ad assumere il suo "iḥrām" da esso, e non gli è permesso oltrepassarlo senza averlo fatto.
E chi dovesse trovarsi più vicino alla Mecca rispetto ai mawāqīt: il suo miqāt è il luogo preciso in cui si trova. Quindi, può assumere il suo iḥrām, sia per il Pellegrinaggio che la ʿUmrah da esso.
Quanto agli abitanti della Mecca e a coloro che vi risiedono: essi assumono lo stato di iḥrām per il Pellegrinaggio dalla Mecca stessa. Invece per la ʿUmra: essi devono uscire al di fuori della "zona sacrale" e assumere lo stato di iḥrām, come da at-Tanʿīm e luoghi simili.
Mentre chi si trova su un aereo: deve assumere lo stato di iḥrām quando è all'altezza del miqāt. Pertanto occorre prepararsi e indossare gli abiti specifici del iḥrām prima di raggiungere il miqāt, e una volta raggiunto, occorre formulare l'intenzione di assumere lo stato di iḥrām in quel momento, e non è permesso ritardare ciò fino all'atterraggio in aeroporto. Se a causa della velocità dell'aereo si ha timore di oltrepassare il confine della zona sacrale, si può assumere lo stato di iḥrām formulando la "talbiyah" (formula di inizio iḥrām) prima di raggiungere il mīqāt, per precauzione.
Secondo: le tipologie dei riti e le norme giuridiche relative ad essi
Le tre tipologie di rito relative al Pellegrinaggio: Tamattuʿ, Ifrād, Qirān.
Il "Tamattuʿ" è la tipologia di rito migliore per chi non ha con sé l'animale da sacrificare. Esso consiste nell'assumere l'iḥrām per la Visita nei mesi specifici del Pellegrinaggio, compiere il "ṭawāf" (circumambulazione) e il "saʿy" (marcia), poi terminare lo stato di iḥrām. Successivamente, nello stesso anno, riassumere lo stato di iḥrām per il Pellegrinaggio.
Invece "l'Ifrād" consiste nell'assumere lo stato di iḥrām unicamente per il Pellegrinaggio. Quando si arriva a Mecca, è raccomandabile compiere tawāf al-qudūm (circumambulazione di arrivo), dopodiché eseguire il "saʿy" (marcia) per il Pellegrinaggio. Non bisogna rasarsi né accorciare i capelli, così come non si deve terminare lo stato di iḥrām, ma rimanere in stato di iḥrām fino a completare il lancio dei ciottoli alla "Jamrat Al-ʿAqabah" nel giorno della Ricorrenza del Sacrificio. E nel caso si ritardasse il "saʿy" del Pellegrinaggio fino a dopo il ṭawāf del Pellegrinaggio, non vi è alcun male.
Il "Qirān", invece, consiste nell'assumere lo stato di iḥrām per la Visita e il Pellegrinaggio allo stesso tempo, dicendo: «Labbayka Allāhumma ʿumratan wa ḥajjan» (Eccomi a Te, o Allah, per una Visita e un Pellegrinaggio).
Il rito di chi compie il Qirān è identico a quello di chi compie l'Ifrād, con l'unica differenza che il primo è tenuto all'offerta sacrificale, mentre il secondo ne è esentato.
Terzo: la descrizione del iḥrām e le norme giuridiche relative ad esso
È prescritto per chi intende assumere lo stato di iḥrām quanto segue:
1. Eseguire la lavanda rituale, una pratica fortemente raccomandata sia per gli uomini che per le donne, comprese coloro che sono in stato di mestruo o di puerperio.
2. Usare il migliore profumo che si ha a disposizione, come l'olio profumato di ʿūd o altro, sulla testa e sulla barba. E non vi è problema se l'odore del profumo rimane dopo aver assunto l'iḥrām. Invece, per quanto riguarda la donna, non le è consentito profumarsi con sostanze che emanano un odore percepibile, per evitare che uomini a lei estranei possano avvertire il suo profumo.
3. Indossare le vesti del iḥrām, che consistono in un izār (un pezzo di stoffa avvolto intorno alla parte inferiore del corpo) e un ridāʾ (un pezzo di stoffa avvolto intorno alla parte superiore del corpo). Rientra nella tradizione profetica che siano di colore bianco, puliti o nuovi. Invece, per quanto riguarda la donna, ella può indossare ciò che desidera, purché non mostri ciò che è interdetto o abbia ornamenti vistosi. Tuttavia, deve evitare di indossare il niqāb (velo che copre il volto appositamente) e i guanti, usando qualcos'altro per coprire mani e volto.
4. Anche se non è obbligatorio, è comunque raccomandabile assumere lo stato di iḥrām dopo una preghiera legiferata, obbligatoria o volontaria che sia.
Poi occorre pronunciare: «Labbayka Allāhumma ʿumratan» per colui che compie la Visita, oppure: «Labbayka Allāhumma ḥajjan» per colui che compie unicamente il Pellegrinaggio, oppure: «Labbayka Allāhumma ʿumratan wa ḥajjan» per colui che li compie insieme.
Se colui che intende assumere lo stato di iḥrām teme che possa accadere qualcosa che gli impedisca di completare il suo rito, è lecito che aggiunga una premessa al momento del iḥrām, dicendo: «Labbayka Allahumma 'umrah, wa in ḥabasani ḥābis fa maḥalli ḥaythu ḥabastani» (Eccomi a te, o Allah, per compiere la Visita, e se dovesse cogliermi un impedimento, il mio luogo di interruzione sarà dove avrò avuto l'impedimento). Se egli formula questa premessa e si verifica un impedimento che non gli permette di completare il suo rito, allora potrà porre fine allo stato di iḥrām senza alcuna conseguenza.
Inoltre, il pellegrino dovrebbe ripetere frequentemente la "talbiyah": «Labbayka Allāhumma labbayk, labbayka lā sharīka laka labbayk, inna al-ḥamda wa an-niʿmata laka wa al-mulk, lā sharīka lak» (Eccomi a Te, o Allah, eccomi a Te! Eccomi a Te, non hai socio alcuno, eccomi a Te! In verità, la lode, la grazia e il regno sono tuoi, non hai socio alcuno) [5]. L'uomo dovrebbe alzare la voce nel pronunciare la "talbiyah", e così anche la donna, a meno che non sia in presenza di uomini estranei. È raccomandabile che il muḥrim (pellegrino in stato di iḥrām) ripeta frequentemente la "talbiyah", specialmente al cambiare delle circostanze e dei periodi, come quando è in salita verso un luogo elevato, o in discesa verso un luogo basso, o quando sopraggiunge la notte o il giorno. [5] Il significato di quando il fedele pronuncia: "labbayka", è "eccomi a rispondere alla tua chiamata, o Signore, volta dopo volta", ossia, la risposta dell'individuo al suo Signore e la perseveranza nella Sua obbedienza. Per quando concerne la frase "inna al-ḥamda wa an-niʿmata laka wa al-mulk", con la parola "al-ḥamd" si intende attribuire al Lodato la perfezione, unita all'amore e alla venerazione. Quando viene ripetuta, diventa una lode continua. Mentre la parola "an-niʿmata" è ciò che Allah concede ai Suoi servi, e consiste nel raggiungimento di ciò che è desiderato e nel respingimento di ciò che è indesiderato. Mentre "al-mulk" vuol dire: a Te appartiene il regno. In verità, Allah, il Benedetto, l'Eccelso, è l'unico Sovrano. L'ultima frase: "lā sharīka lak", indica che nessuno eguaglia Allah in ciò che è specifico di Allah, l'Onnipotente, tra le Sue perfette caratteristiche, come la Sua esclusività nella sovranità, nella creazione, nel governo e nella divinità. ["Majmu' Fatāwa wa Rasā'il di Al-ʿUthaymīn" (22/96)].
La pronuncia della talbiya è prescritta per la Visita dall'assunzione dell'iḥrām fino all'inizio del ṭawāf (circumambulazione) e per il Pellegrinaggio dall'inizio dell'iḥrām fino all'inizio del lancio dei ciottoli alla "Jamrat Al-ʿAqabah" nel giorno della Ricorrenza del Sacrificio.
Il muḥrim (pellegrino in stato di iḥrām) deve fare attenzione a non in incorrere in alcuna delle proibizioni del iḥrām fino a quando non termina il suo stato di iḥrām.
Quarto: le proibizioni durante lo stato di sacralità (iḥrām)
Gli atti proibiti durante l'iḥrām sono:
1. È proibito radere capelli o peli, tagliarli o strapparli, da qualsiasi parte del corpo.
2. È proibito tagliare le unghie, o anche solo accorciarle, sia quelle dei piedi che quelle delle mani.
3. Alcuni atti, invece, sono proibiti specificamente per il genere maschile, tra cui: la copertura della testa con qualcosa che aderisce ad essa, come un copricapo, un velo, un turbante, oppure coprirla con un mantello, un fazzoletto, una coperta, un pezzo di cartone o qualsiasi altra cosa utilizzata allo scopo di coprire.
4. Indossare abiti comuni confezionati su misura secondo la forma del corpo, come un abito su misura, pantaloni, tuniche, calze e guanti. Anche questo si applica specificamente agli uomini e non alle donne. Mentre ad esse è proibito:
a) Indossare il niqāb (velo che copre parzialmente il volto), il burqu‘ (velo integrale) o il lithām (scialle che copre parzialmente il volto) che è simile al niqāb. Tuttavia, è obbligatorio che esse coprano il volto in presenza di uomini estranei con ciò che usano abitualmente per coprire il viso, anche se ciò comportasse che il velo tocchi il volto. E non è giuridicamente richiesto che la donna indossi una fascia o qualcosa di simile sulla testa per evitare che il velo tocchi il viso, poiché non vi è alcuna prova che indichi questa prescrizione.
b) Anche indossare guanti è proibito per esse, ma è comunque richiesto che coprano le mani davanti agli uomini estranei, ponendole all'interno della propria veste.
5. Fare uso di profumi sul corpo o sugli indumenti dedicati all'iḥrām.
6. È altresì proibito cacciare selvaggina, sia che venga uccisa o semplicemente catturata.
7. Accordarsi per un fidanzamento, sia per se stessi che per altri.
8. Stipulare un contratto matrimoniale.
9. Il contatto intimo che non coinvolge i genitali, come baciare o toccare con desiderio.
10. [A maggior ragione] è proibito avere un rapporto sessuale completo.
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Quinto: la descrizione della circumambulazione (at-ṭawāf)
Quando il muḥrim entra nella Sacra Moschea, è raccomandabile che lo faccia anteponendo il piede destro e pronunciando l'invocazione di ingresso in moschea. Tra le formule più autentiche tramandate a proposito, vi è quella in cui si dice: «Allahumma iftaḥ li abwāba raḥmatik» (O Allah, apri per me le porte della Tua misericordia). Questa invocazione può essere recitata all'ingresso di qualsiasi moschea e non è specifica solo per la Sacra Moschea.
Quando si intende iniziare la circumambulazione, si assume la posizione di "iḍṭibāʿ". La modalità corretta dell'iḍṭibāʿ consiste nel far passare la parte centrale del proprio mantello sotto l'ascella destra e posare le due estremità sulla spalla sinistra. Al termine della circumambulazione, si riporta il mantello alla sua posizione originaria, poiché l'iḍṭibāʿ è prescritto esclusivamente durante la circumambulazione.
Dopodiché, il pellegrino si avvicina alla "Pietra Nera", la tocca con la mano destra e la bacia. Se non gli è possibile baciarla, la tocca con la mano e bacia la mano. Se non gli è possibile toccarla con la mano, la tocca con qualcosa che ha con sé, come un bastone, e lo bacia. Se non gli è possibile fare nemmeno questo, allora si rivolge verso la Pietra e fa un cenno con la mano, senza baciarla. Ed è preferibile non spingere la gente [pur di raggiungerla], causando disagio agli altri e a se stessi.
E quando si tocca la Pietra Nera, o le si rivolge il cenno, occorre pronunciare: «Allahu Akbar» (Allah è il più grande).
Successivamente, si procede verso destra mantenendo la Sacra Casa alla propria sinistra, e quando si raggiunge "ar-Rukn al-Yamani" (l'angolo della Sacra Casa opposto alla Pietra Nera) lo si tocca senza baciarlo. Se non è possibile toccarlo, non ci si deve accalcare pur di raggiungerlo. E in questo caso non si fa alcun cenno nella sua direzione.
Mentre ci si trova tra ar-Rukn Al-Yamāni e la Pietra Nera si dice: «Rabbanā ātinā fid-dunyā ḥasanatan wa fil-ākhirati ḥasanatan wa qinā ʿadhāban-nār» (O Signore nostro, concedici il bene in questa vita e nell’Aldilà, e proteggici dal castigo del Fuoco).
Ogni volta che si passa vicino alla Pietra Nera, si fa un cenno con la mano e si dice: «Allahu Akbar» (Allah è il più grande).
E durante il resto della circumambulazione, si è liberi di proferire ciò che più si desidera tra invocazioni, preghiere e lettura del Corano.
È una pratica raccomandata marciare col passo del "ramal" esclusivamente nei primi tre giri della circumambulazione. Il "ramal" consiste nel marciare a passo spedito, accorciando la distanza tra i passi. Nei restanti quattro giri, invece, non si esegue il "ramal", ma si cammina normalmente.
Terminata la circumambulazione, ci si dirige verso il "Maqām Ibrāhīm" (il sito di Abramo) e si recita il versetto: «Wa-ttakhidhū min maqāmi Ibrāhīma muṣalla [...]» (Prendete come luogo di preghiera la stazione di Abramo). [al-Baqarah: 125] Dopodiché, si eseguono due unità di preghiera dietro di essa, se possibile; altrimenti, si prega in qualsiasi altro punto della moschea. Nella prima unità di preghiera, dopo aver terminato sura "al-Fātiḥa", si recita la sura che inizia con: «Qul yā-ayyuhā al-kāfirūn» (Di’: O miscredenti). [al-Kāfirūn: 1-6] E nella seconda unità di preghiera, dopo aver terminato sura "al-Fātiḥa", si recita: «Qul huwa Allāhu aḥad» (Di’: Egli è Allah, l’Unico). [al-Ikhlās: 1-4]
Sesto: la descrizione del "saʿy" (marcia tra i colli aṣ-Ṣafā e al-Marwa)
Quando terminano la circumambulazione e le due unità di preghiera, ci si dirige verso al-Masʿā (luogo della marcia tra i monti aṣ-Ṣafā e al-Marwa). Quando ci si avvicina a "as-Safā", si recita: «Inna aṣ-Ṣafā wa al-Marwah min shaʿāʾiri Llāh[...]» (In verità, aṣ-Ṣafā e al-Marwah sono tra i riti di Allah [...]). Poi si dice: «Abdaʾu bimā badaʾa Allāhu bih» (Inizio con ciò da cui Allāh ha iniziato) [6]. [6] Riportato da Muslim (n. 1218).
Dopodiché si sale sul colle aṣ-Ṣafā fino al punto in cui si riesce a vedere la Sacra Casa o si è nella sua direzione, poi ci si rivolge verso di essa attestando l'unicità di Allah e la Sua grandezza, dicendo: «Lā ilāha illā Llāh, waḥdahu lā sharīka lah, lahu al-mulku wa lahu al-ḥamd, wa huwa ʿalā kulli shayʾin qadīr. Lā ilāha illā Llāh, waḥdahu, anjaza waʿdahu, wa naṣara ʿabdahu, wa hazama al-aḥzāba waḥdah» (Non v'è divinità all'infuori di Allah, Egli è Unico, senza consoci. A Lui appartiene il regno e a Lui la lode, ed Egli è Onnipotente. Non v'è divinità all'infuori di Allāh, Egli è Unico: ha mantenuto la Sua promessa, ha sostenuto il Suo servo e ha sconfitto da Solo le schiere nemiche). Dopodiché si eseguono le invocazioni. Si ripete questo per tre volte [7]. [7] Narrato da Muslim (n. 1218).
Poi si scende da aṣ-Ṣafā verso il colle al-Marwah camminando. Quando si raggiunge il segnale verde, si adotta un passo spedito, e quando si raggiunge il secondo segnale verde, si torna a camminare normalmente. Tuttavia, accelerare il passo tra i due segnali verdi non è prescritto per le donne.
Quando si arriva al colle al-Marwah, è prescritto ripetere i riti eseguiti presso aṣ-Ṣafā.
Dopodiché si scende da al-Marwa verso aṣ-Ṣafā camminando, e quando si raggiunge il segnale verde, si accelera nuovamente il passo, e quando si raggiunge il secondo segnale verde, si torna a camminare normalmente.
Si continua in questo modo finché non vengono completati sette tragitti, tendendo presente che il percorso da aṣ-Ṣafā fino a al-Marwa equivale ad un tragitto, e il ritorno da al-Marwa fino a aṣ-Ṣafā è un ulteriore tragitto.
Durante il cammino si è liberi di recitare ciò che più si desidera tra formule di menzione, invocazioni e recitazione del Corano.
Settimo: descrizione della rasatura e dell’accorciamento dei capelli
Quando si completa la circumambulazione e la marcia, se il pellegrino è un uomo, è obbligato a radere la testa o accorciare i capelli. Ed è tradizione profetica che la rasatura o l'accorciamento includano tutta la testa.
Tuttavia, la rasatura completa è preferibile al semplice accorciamento dei capelli, a meno che il periodo del Pellegrinaggio non sia così vicino al punto da non consentire la ricrescita dei capelli; se così fosse, è preferibile limitarsi all'accorciamento.
Quanto alla donna, essa accorcia le punte dei suoi capelli della lunghezza di una falange.
Invece, chi è in stato di iḥrām per il Pellegrinaggio, sia che lo stia compiendo come Ifrād o come Qirān, non deve tagliarsi neanche un capello fino al giorno della Ricorrenza del Sacrificio (10° Dhul-Hijjah), dopo aver lanciato i ciottoli alla Jamrat al-'Aqaba.
In questo modo, colui che esegue la Visita l'avrà portata a termine, e così anche il pellegrino che sta svolgendo il Pellegrinaggio in modalità di Tamattuʿ avrà concluso la parte relativa alla Visita.
La descrizione del Pellegrinaggio (Hajj)
Primo: assumere l'iḥrām per il Pellegrinaggio
È una pratica raccomandabile, per chi intende compiere il Pellegrinaggio, assumere lo stato di iḥrām nel mattino del giorno di "at-Tarwiyyah", corrispondente all'ottavo giorno di Dhū al-Ḥijjah, dal luogo in cui ci si trova per chi è entro i confini sacri di Mecca (Ḥaram) o oltre i rispettivi mīqāt, altrimenti, l'assunzione dell'iḥrām deve avvenire dal mīqāt prescritto che il pellegrino attraverserà lungo il suo percorso.
Al momento di assumere lo stato di iḥrām per il Pellegrinaggio, occorre fare ciò che si fa quando si assume lo stato di iḥrām per la Visita: effettuare la lavanda rituale (ghusl), profumarsi ed eseguire la preghiera. Dopodiché si formula l'intenzione per il Pellegrinaggio e si pronuncia la "talbiyah". La formula della talbiyah nel Pellegrinaggio è come quella della Visita, tranne per il fatto che in questo caso si dirà: "Labbayka Hajjan (Eccomi a Te, per il Pellegrinaggio)" invece di "Labbayka Umratan (Eccomi a Te, per la Visita)".
Se colui che intende assumere lo stato di iḥrām teme che possa accadere qualcosa che gli impedisca di completare il suo rito, è opportuno che aggiunga una premessa al momento del iḥrām, dicendo: «Labbayka Allahumma hajjan wa in ḥabasani ḥābis fa maḥalli ḥaythu ḥabastani» (Eccomi a Te, o Allah, per compiere il Pellegrinaggio, e se mi dovesse cogliere un impedimento, il mio luogo di interruzione sarà dove avrò avuto l'impedimento). Se egli formula questa premessa e si verifica un impedimento che non gli permette di completare il suo rito, allora può porre fine allo stato di iḥrām senza alcuna conseguenza.
Poi il Pellegrino dovrebbe ripetere frequentemente la talbiyah: «Labbayka Allāhumma labbayk, labbayka lā sharīka laka labbayk, inna al-ḥamda wa an-niʿmata laka wa al-mulk, lā sharīka lak [4] (Eccomi a Te, o Allah, eccomi a Te! Eccomi a Te, non hai socio alcuno, eccomi a Te! In verità, la lode, la grazia e il regno sono tuoi, non hai socio alcuno)». L'uomo dovrebbe alzare la voce nel pronunciare la talbiyah, e così anche la donna, a meno che non sia in presenza di uomini estranei. È raccomandabile che il muḥrim ripeta frequentemente la talbiyah, specialmente al cambiare delle circostanze e dei periodi, come quando è in salita verso un luogo elevato, o in discesa verso un luogo basso, o quando sopraggiunge la notte o il giorno.
La recitazione della talbiyah è legiferata dal momento dell'assunzione dello stato di ihrām fino all'inizio del lancio dei ciottoli a Jamrat al-'Aqabah nel giorno della Ricorrenza del Sacrificio.
Il muḥrim deve fare attenzione a non incorrere in nessuna delle proibizioni del iḥrām fino a quando non termina il suo stato di iḥrām.
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Secondo: il pernottamento a Mina
Quindi è raccomandabile per il pellegrino recarsi a Mina l'ottavo giorno (di Dhū al-Ḥijjah), dove eseguirà le preghiere di Ẓuhr, ʿAṣr, Maghrib, ʿIshāʾ e Fajr in forma abbreviata, ma senza unione (tra le preghiere), poiché il Profeta ﷺ abbreviava le preghiere a Mina senza unirle.
Terzo: la sosta (wuqūf) ad 'Arafah e il pernottamento a Muzdalifah
Quando il sole sorge il nono giorno (di 'Arafah) si parte da Mina in direzione di 'Arafah, sostando a Namirah fino a quando il sole oltrepassa lo zenit (zawāl) se è possibile. Se non è possibile, non vi è alcun peccato, poiché sostare a Namirah è un'azione raccomandabile (non obbligatoria).
Quando il sole oltrepassa lo zenit, si prega Ẓuhr e ʿAṣr, due unità di preghiera ciascuna, pregandole assieme nell'orario della prima, come fece il Profeta ﷺ.
Dopo la preghiera, ci si dedica esclusivamente al ricordo di Allah, alle invocazioni e ad implorare umilmente Allah, l'Eccelso. Si può supplicare con le invocazioni che più si preferisce, alzando le mani e rivolgendole verso la direzione di preghiera.
E la supplica più frequente del Profeta ﷺ in quel momento solenne era: "Lā ilāha illā Allāh, waḥdahu lā sharīka lah, lahu al-mulk wa lahu al-ḥamd, wa huwa 'alā kulli shay'in qadīr" (Non c'è divinità eccetto Allah, Unico, senza associati. A Lui appartiene il regno e a Lui la lode, ed Egli è onnipotente su ogni cosa).
Se avverte stanchezza e desidera ristorarsi conversando con i compagni di discorsi benefici, o leggendo libri utili – specialmente riguardanti la generosità di Allah e l’abbondanza dei Suoi doni, per rafforzare la speranza in quel giorno – ciò è apprezzabile. Poi occorre ritornare all’implorazione e all'invocazione di Allah, avendo cura di sfruttare la fine della giornata per invocare, poiché la migliore invocazione è quella del giorno di ʿArafah.
Quando il sole tramonta nel giorno di ʿArafah, ci si dirige verso Muzdalifah.
Una volta arrivati, si prega il Maghrib (tre unità di preghiera) e il ʿIshāʾ (due unità di preghiera), eseguendole nello stesso orario.
Se si teme di non raggiungere Muzdalifah se non dopo la metà della notte, allora si prega anche prima di arrivare a Muzdalifah, in quanto non è lecito posticipare la preghiera oltre la metà della notte.
Quindi si rimane a Muzdalifah per il pernottamento. Quando l'alba diventa visibile, si prega il Fajr all'inizio del suo orario, eseguendo un adhān e un'iqāmah.
Poi ci si dirige verso al-Mashʿar al-Ḥarām, dove si glorifica Allah e Lo si magnifica, invocandoLo come più si desidera finché non diventa ben visibile il chiarore mattutino. Se non è possibile raggiungere al-Mashʿar al-Ḥarām, si invoca dovunque ci si trovi, in base alle parole del Profeta ﷺ: «Waqaftu hāhunā wa jamʿun kulluhā mawqif» (Mi sono fermato qui, e [la pianura di] 'Arafat è tutta un luogo di sosta) [8]. Durante l'invocazione e la supplica, ci si volge verso la direzione di preghiera e si alzano le mani. [8] Narrato da Abū Dāwūd (n. 1936).
Quarto: i riti del giorno della Ricorrenza del Sacrificio (ʿĪd al-Adḥā)
Quando il chiarore mattutino è ben definito si parte da Muzdalifah, prima che il sole sorga completamente, in direzione di Mina, affrettando il passo nell'attraversare la valle di Muḥaṣṣir.
Quando si raggiunge Mina, si scagliano sette ciottoli alla Jamrat al-ʿAqabah - l'ultima delle tre lapidi in direzione della Mecca - lanciati in successione uno dopo l'altro, ciascuno grande approssimativamente come un nocciolo di dattero, pronunciando il takbīr (Allāhu akbar) ad ogni lancio.
Dopodiché si prosegue sgozzando l'animale sacrificale, se ciò è possibile.
Successivamente si procede con la rasatura del capo o l'accorciamento dei capelli per gli uomini, ma la rasatura è preferibile. Quanto alla donna, le è prescritto solo l'accorciamento, non la rasatura.
Quando si completa il lancio dei ciottoli e la rasatura, si raggiunge il primo stato di desacralizzazione, che rende lecito tutto tranne i rapporti coniugali.
La fase successiva è recarsi alla Mecca per compiere il tawāf al-ifāḍah (circumambulazione obbligatoria). Poi si esegue la marcia (saʿy) nel caso si tratti di un pellegrino mutamattiʿ (in modalità tamattuʿ), e lo stesso vale per il pellegrino mufrid (in modalità ifrād) o qārin (in modalità qirān) che non hanno eseguito la marcia dopo il tawāf al-qudūm (circumambulazione d'arrivo). Ed è possibile posticipare la circumambulazione e la marcia alla notte o al giorno successivo, secondo ciò che è possibile.
Quinto: i riti dei giorni di Tashrīq (11-13 Dhū al-Ḥijjah)
Una volta completati il lancio dei ciottoli, la rasatura, la circumambulazione e la marcia, si ottiene la piena desacralizzazione, che rende lecito tutto, compresi i rapporti coniugali.
Quindi si fa ritorno a Mina per il pernottamento della notte dell'undicesimo, dodicesimo e tredicesimo giorno. Quest'ultimo giorno è solo nel caso si scelga di ritardare il termine del pellegrinaggio di un ulteriore giorno.
Si esegue il lancio dei ciottoli alle tre Jamarāt dopo lo zenit.
L'undicesimo giorno di Dhū al-Ḥijjah si esegue il lancio dei ciottoli la prima Jamara (quella più lontana dalla Mecca e più vicina alla moschea di al-Khayf) con sette ciottoli lanciati in successione, pronunciando il takbīr (Allāhu akbar) per ogni lancio. Dopodiché, si avanza leggermente e si esegue una lunga invocazione, con le suppliche che più si preferisce. Se la sosta prolungata e la supplica risultano difficoltose, si può invocare secondo le proprie possibilità pur di adempiere (nel rito) alla tradizione profetica.
Successivamente si lanciano i ciottoli alla Jamrah al-Wusṭā (l'intermedia) nello stesso modo, e dopo di essa si esegue l'invocazione.
Dopodiché si effettua il lancio dei ciottoli anche alla Jamrah al-ʿAqabah, con la stessa modalità tranne per il fatto che il pellegrino non invoca dopo il lancio, ma si allontana.
Nel dodicesimo giorno di Dhū al-Ḥijjah si ripete il lancio dei ciottoli come il giorno precedente, e quando si termina, è possibile lasciare Mina in anticipo.
Altrimenti, è possibile posticipare l'uscita da Mina pernottandovi la tredicesima notte di Dhūl-Ḥijjah ed effettuando il lancio dei ciottoli alle tre Jamarāt dopo lo zenit, come fatto in precedenza. Ad ogni modo, posticipare è la scelta preferibile.
E non è obbligatorio permanere fino al tredicesimo giorno, tranne nel caso in cui si rimanga a Mina fin dopo il tramonto del dodicesimo giorno: a quel punto diventa obbligatorio permanere a Mina ed eseguire il lancio dei ciottoli alle tre Jamarāt dopo lo zenit (del giorno successivo).
Tuttavia, se tramonta il sole mentre si è ancora Mina nel dodicesimo giorno per cause di forza maggiore, come nel caso vi sia traffico dopo che si è saliti nei mezzi di trasporto e si è partiti, in questo caso non è obbligatorio posticipare (fino al giorno successivo), in quanto il ritardo non è stato per scelta propria.
Sesto: tawāf al-wadaʿ (circumambulazione di addio)
Se si intende lasciare la Mecca per tornare al proprio paese, non si partirà prima di aver compiuto il tawāf al-wadāʿ (circumambulazione di addio).
Fanno eccezione le donne durante le mestruazioni e il puerperio, per le quali non è previsto il tawāf al-wadāʿ. Inoltre, non è opportuno che si fermino alle porte della Sacra Moschea per il congedo, poiché tale pratica non è attestata negli insegnamenti del Profeta ﷺ.
Bisogna rendere il tawāf al-wadāʿ l'ultimo atto compiuto presso la Sacra Casa, qualora si intenda partire per il viaggio di ritorno.
Se, dopo aver compiuto il tawāf al-wadāʿ, (circumambulazione di addio), si rimane alla Mecca per attendere i compagni di viaggio, per sistemare i bagagli, o per acquistare qualcosa lungo il percorso, non vi è alcun male. Pertanto, non si deve ripetere la circumambulazione, a meno che non si decida di posticipare intenzionalmente la partenza (ad esempio, se inizialmente pianificava di viaggiare al mattino, compie la circumambulazione, ma poi ritarda la partenza alla sera). In tal caso, dovrà ripetere la circumambulazione affinché sia l’ultimo atto presso la Sacra Moschea.
Che Allah conceda la preghiera e la salute al nostro Profeta Muhammad.